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Anguillara, Carlomagno "guardato a vista". Il dramma del piccolo senza madre e nonni

Foto: LaPresse

Luigi Frasca
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Dramma dopo dramma. Sarebbero stati sentiti in procura a Civitavecchia nei prossimi giorni, invece Maria Messenio e Pasquale Carlomagno sono stati trovati morti, impiccati nel giardino della loro villetta ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. I genitori di Claudio Carlomagno, in carcere da domenica scorsa con l'accusa di femminicidio e occultamento di cadavere della moglie Federica Torzullo, hanno deciso di togliersi la vita insieme. A dare l'allarme ai carabinieri una zia di Claudio Carlomagno, sorella della madre, che era solita telefonare loro due volte al giorno. Allertati, i militari si sono recati nella villetta di Anguillara Sabazia dove li hanno trovati impiccati, uno di fianco all'altra, nel giardino di casa. Fin da subito gli inquirenti non hanno avuto dubbio sul doppio suicidio. La coppia ha lasciato anche un biglietto, trovato poi dagli investigatori, e indirizzato all'altro figlio dove spiegherebbero le ragioni del gesto. Il figlio è stato informato della loro morte. A renderlo noto è oggi l'avvocato Andrea Miroli, difensore dell'uomo. "Il mio pensiero adesso va non solo al mio assistito (che ne è venuto a conoscenza ed è sorvegliato a vista) e a come affronterà questa terribile notizia, ma anche a suo figlio che in pochi giorni ha perso la mamma, i nonni e per molto tempo il padre", si legge in una nota.  

 

"Questa vicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime, vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità, una catabasi, una discesa agli inferi che i signori Carlomagno non sono riusciti tragicamente a sopportare - spiega il legale -. Le ragioni dietro a questo terribile gesto sono state spiegate in una lettera al loro altro figlio Davide, in merito alla quale occorre rispetto e privacy".  "Purtroppo ancora ieri però si leggevano sui social messaggi come 'quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro'. Leggendo questo e sapendo quanto la pressione mediatica possa turbare le coscienze di chi si trova a vivere queste tremende situazioni, dovremmo forse tutti esercitarci - sottolinea il penalista - in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici". 

 

Tra le vittime di questa vicenda il figlio di 10 anni. "Si tratta di una situazione assolutamente drammatica avvenuta in un paese molto piccolo, Anguillara. Un fazzoletto di case, come si dice. A fronte di una tragedia così grande, il bambino ha diritto a un nuovo inizio, a non passare tutta la vita dentro un lutto così incombente. Affrontandolo, semmai, in un momento futuro, quando sarà grande, con strumenti e abilità che oggi non possiede", commenta all'Adnkronos Daniele Novara, pedagogista direttore del Cpp, Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti. "I servizi sociali devono quindi valutare quali sono le proposte e le vie fattibili, uscendo dalla retorica che parla di 'sradicamento' e che parte dal presupposto di lasciare al bambino tutti i suoi attuali riferimenti. Posizione che, apparentemente indulgente e benevola, sembra viziata da un certo cinismo. Come fa questo bambino a metabolizzare una tragedia così grande? - spiega Novara - È assolutamente necessario un cambiamento di ambiente e di contesto, che gli permetta di avere una nuova partenza. Come in altri casi drammatici, il mantenimento di routine e di relazioni può non essere la scelta giusta, se queste ultime portano il peso della tragedia". "La mia idea è molto semplice: un nuovo inizio fuori dal contesto dove si è generata la catastrofe, per non imporre a questo bambino, e in generale a chi purtroppo passa da simili orrori, di rivivere per tutta l'infanzia e l'adolescenza la tragedia stessa", conclude Novara.

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