Mattarella: "Cancellando regole condivise si torna a barbarie, sostenere Ue per difendere interesse nazionale"
Antonio Tajani ha da poco ripercorso, nella sala degli Specchi del Quirinale, avendo di fronte i giovani diplomatici, i diversi fronti di un contesto internazionale complicato. Sergio Mattarella, prendendo la parola, dice subito di voler "reprimere l'impulso ad approfondire" le considerazioni fatte dal ministro degli Esteri, ma poi quasi non riesce a sfuggire alla gravità del momento. Così a chi per il suo futuro ha scelto la strada, faticosa, della diplomazia si "limita" a ricordare i fondamentali. "Si avverte il dovere di fare in modo che si eviti che il percorso compiuto dalla comunità internazionale, nei decenni che hanno fatto seguito alla Seconda Guerra Mondiale, venga dissolto, venga cancellato", dice chiaro. Il Capo dello Stato non tralascia, come già fatto altre volte in passato, di rimarcare "le tante contraddizioni, le lacune e i difetti" avuti lungo la strada, ma sottolinea anche, con forza, i passi avanti fatti sul piano della civiltà e delle regole condivise.
"È un patrimonio da tutelare, è un percorso da difendere, anche perché in definitiva - è la sintesi che affida ai giovani futuri ambasciatori - si tratta di evitare che questo percorso subisca una repentina, drammatica inversione verso la barbarie nella vita internazionale". Sono parole chiare, in un momento cruciale. Dopo la "massima sintonia" con Giorgia Meloni sulla mancata partecipazione dell'Italia al Board of Peace voluto da Donald Trump, Mattarella torna a puntellare il multilateralismo e le conquiste - in termini di pace, sviluppo e coesione sociale - fatte grazio a esso e alle regole scritte insieme.
"Mi fermo qui", dice poi l'inquilino del Colle. Ma c'è dell'altro. Mattarella sottolinea qualcosa che ai suoi interlocutori deve apparire quasi ovvia, ma le contingenze non possono lasciare spazio ad assiomi un tempo dati per acquisiti: "L'Unione europea riveste un ruolo centrale per quanto riguarda la nostra vita internazionale e la nostra attività diplomatica. L'azione del nostro Paese, l'azione dell'Italia, è inscindibile da quella dell'Unione", scandisce. Non solo. "Tutelarne coesione, prestigio, forza, efficacia di posizioni è, in realtà, un'altra forma di tutela del nostro protagonismo, del nostro interesse nazionale - è la sottolineatura - della nostra capacità di essere ascoltati nella vita internazionale".
Da questa consapevolezza parte poi il suo elogio della diplomazia: "Non mera rappresentanza", ma "strumento indispensabile per il dialogo con gli altri Paesi nella vita internazionale, per rendervi protagonista la nostra Repubblica" e "attività di paziente costruzione della fiducia tra gli Stati e della fiducia tra i popoli" che, per Mattarella, "è ben più consistente, stabile, permanente, robusta di quella tra le istituzioni". Anche in diplomazia, quindi, "occorre avere coraggio"; il coraggio di difendere il dialogo e "posizioni di civiltà" anche in una "stagione di contrapposizioni", e "di affermare i principi del diritto internazionale quando vengono disattesi o violati".
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