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Garlasco, le nuove analisi sul pc di Stasi: "Cosa ha visto Chiara Poggi"

Foto: X Quarto Grado

Ignazio Riccio
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A quasi due decenni dal drammatico delitto di Chiara Poggi, tornano al centro dell’attenzione elementi finora poco conosciuti legati alle analisi informatiche sul computer di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio della sua fidanzata il 13 agosto 2007. Le anticipazioni emerse durante la puntata di “Quarto Grado” andata in onda nella serata di ieri illustrano nuovi riscontri tecnici in corso di elaborazione da parte dei periti incaricati dalla difesa.

Secondo quanto riportato dal programma televisivo, nella relazione che i consulenti tecnici della difesa – tra cui i periti informatici Nanni Bassetti e Fabio Falleti – stanno predisponendo, emergerebbero elementi inediti sulle attività svolte sul computer di Stasi da parte di Chiara Poggi la sera del 12 agosto, ovvero poche ore prima dell’omicidio. 

 

I consulenti avrebbero, in particolare, individuato che al momento in cui Stasi si sarebbe allontanato dal luogo in cui era in corso la stesura della tesi, la prima operazione compiuta da Chiara sarebbe stata l’inserimento di una chiavetta USB nel pc, con successiva copia di fotografie e navigazione nelle cartelle fino alle ore 22:09 circa. Questo, secondo gli esperti, costituisce un dato tecnico oggettivo che potrebbe arricchire la comprensione delle dinamiche preliminari alla tragedia. Il consulente Paolo Reale è intervenuto nella tarsmissione di Rete 4: "La prima operazione che fa Chiara non è di tornare alla televisione, ma di andare immediatamente al PC, inserire la sua chiavetta, fare la copia delle foto di Londra e navigare, esplorando le cartelle di immagini fino alle 22.09".

Un altro aspetto messo in rilievo nel programma riguarda la presunta protezione del proprio computer da parte di Chiara Poggi: secondo uno dei relatori, la ragazza avrebbe sentito la necessità di proteggere il proprio dispositivo, circostanza che, nel racconto della difesa, indicherebbe l’esistenza di contenuti che la donna intendeva preservare. Anche questo elemento – pur non essendo di per sé un indizio di reato – è oggetto di approfondimento da parte degli informatici.

 

Va sottolineato che, finora, nessuna autorità giudiziaria ha confermato pubblicamente che l’analisi del computer di Stasi abbia portato a conclusioni definitive diverse da quelle già note, né che possa in alcun modo ribaltare le conclusioni della sentenza di condanna.
Il caso, tra i più dibattuti della cronaca italiana recente, è stato riaperto negli ultimi anni dalla Procura di Pavia dopo nuove analisi genetiche su tracce di DNA ritrovate sotto le unghie della vittima, diverse da quelle fino ad ora attribuite a Stasi, ipotizzando il coinvolgimento di altre persone frequentanti l’abitazione nei giorni precedenti l’omicidio. Su tale pista è indagato da marzo 2025 un amico del fratello di Chiara Poggi, Andrea Sempio. Tuttavia, l’inchiesta è ancora in corso e i risultati delle perizie non sono stati resi pubblici completamente.

Parallelamente, negli ultimi mesi la vicenda ha visto l’acquisizione di altri materiali e la richiesta di nuove comparazioni scientifiche, tra cui accertamenti di tipo genetico su reperti e altri elementi rinvenuti nella villetta di via Pascoli.

La difesa di Stasi ha da tempo sostenuto l’esistenza di un alibi informatico, sostenendo che la sequenza delle attività svolte al computer nella mattinata del 13 agosto possa escludere la presenza del suo assistito sulla scena del delitto nell’orario in cui la vittima è stata uccisa, pur non essendo questa una tesi accolta in sede giudiziaria fino ad oggi.

La famiglia di Chiara Poggi, invece, continua a ribadire la piena fiducia nel percorso giudiziario che ha portato alla condanna di Stasi, sottolineando come la riapertura delle indagini non debba intaccare il ricordo della vittima ma aiutare a chiarire eventuali profili ancora oscuri.

Resta, per ora, la cautela degli inquirenti e degli esperti: qualunque novità emersa dalle analisi tecniche o dai reperti dovrà essere valutata nell'ambito dell'ordinaria dialettica probatoria, con rispetto dei diritti di tutte le persone coinvolte. Ogni elemento – soprattutto se attiene all’esame di dati digitali o genetici – dovrà superare i controlli di validità scientifica e giuridica previsti dal procedimento.

La forbice temporale tra prima indagine e nuove attività tecniche appare ampia, ma per gli addetti ai lavori questo riflette la complessità intrinseca del caso, che continua ad alimentare interrogativi e approfondimenti a oltre 18 anni dai fatti.

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