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Al raduno marxista leninista di Caracas c'era anche il contestatore ProMaduro

Luca Danieli
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Due giovani esuli venezuelani aggrediti dai componenti di un presidio pro-Maduro, che si teneva a Roma, in piazza Bernini. Ma per capire meglio, facciamo un salto indietro di circa un anno e mezzo e andiamo a Caracas, il 19 aprile 2024, dove Nicolás Maduro ha tenuto un discorso al Raduno Internazionale dei Movimenti Sociali, organizzato da ALBA-TCP.

L’evento ha riunito 300 delegati provenienti da 60 Paesi, con l’obiettivo dichiarato di discutere un’«alternativa sociale mondiale» che vada oltre capitalismo e fascismo. ALBA-TCP, fondata nel 2004 da Cuba e Venezuela, nasce come progetto politico ed economico alternativo al libero mercato e all’influenza occidentale in America Latina. Nel suo intervento, Maduro ha rivendicato il ruolo dell’organizzazione come riferimento morale, politico e ideologico per i «popoli in lotta», insistendo sulla necessità di una mobilitazione permanente dei movimenti rivoluzionari contro imperialismo, neoliberismo e quelle che ha definito «nuove forme di fascismo». Per chi conosce la retorica dei regimi bolivariani, nulla di sorprendente. Ma quel discorso, pronunciato a Caracas, diventa oggi rilevante per un motivo preciso: il suo riflesso concreto nello spazio pubblico italiano. Ritorniamo ora ai nostri due giovani esuli venezuelani. Apertamente critici verso il regime chavista, si sono avvicinati al presidio portando con sé la bandiera del Venezuela. Hanno tentato un confronto verbale con i manifestanti pro-Maduro, ma tutto è rapidamente degenerato.

Secondo le testimonianze video, un uomo anziano, che partecipava al presidio, ha rivolto ai due giovani insulti personali, ha messo in discussione la loro identità venezuelana e ha pronunciato minacce fisiche esplicite, arrivando a dire che non erano degni di portare quella bandiera. In sostanza, chi è fuggito dal Paese per colpa della dittatura non avrebbe diritto di rappresentarlo.

Immaginatevi un po' lo slancio democratico di queste persone. Ed è a questo punto che la vicenda smette di essere un semplice episodio di tensione di piazza e assume un significato politico profondo. Perché quell’uomo, che difende strenuamente Maduro e aggredisce i due giovani, non è un passante qualsiasi.

Non è un esagitato isolato. È un militante che ha partecipato al raduno di Caracas del 2024. In prima fila assieme, ascoltate bene, a João Pedro Stedile (Fondatore del Movimento brasiliano MST, noto per occupazioni illegali di terreni e scontri violenti con proprietari e forze dell’ordine), Héctor Tajam (Membro del comitato esecutivo del movimento Marxista-Leninista uruguaiano Tupameros) e Gabriela Locatelli (Economista e anch’essa membro del comitato centrale dei Tupameros uruguaiani).

La creme del Marxismo-Leninismo Italo-Sud Americano ad ascoltare il loro líder maximo Nicola Maduro. L’orizzonte si fa quindi molto più vasto. In Italia non abbiamo degli ingenui nostalgici di “Lenin, Stalin & C.” Abbiamo membri di un movimento internazionale ben strutturato e, a quanto si vede dalle immagini, pure aggressivo. La retorica ascoltata a Caracas non resta più confinata nel Paese dittatoriale, ma scende in strada.

Attraversa i confini e si traduce in comportamenti concreti nelle proteste, sempre più violente, che avvengono in Italia. Tutto supportato da organizzazioni comuniste internazionali.

Da Caracas a Roma, il filo è più corto di quanto si voglia ammettere. E quando la “mobilitazione permanente” invocata nei discorsi di Maduro diventa intimidazione nello spazio pubblico italiano, non si è più nel terreno dell’idealismo social-comunista, ma si è già entrati in quello del tentativo rivoluzionario di sopraffare la democrazia.

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