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Acca Larentia, attivisti di GN aggrediti da venti estremisti di sinistra: "È stata una caccia all'uomo"

Foto: LaPresse

Luigi Frasca
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Quattro giovani attivisti di destra aggrediti a Roma da un gruppo di almeno venti persone con spranghe e aste nel giorno della commemorazione di Acca Larentia. I militanti di  attivisti di Gioventù Nazionale presi di mira nelle vicinanze di un supermercato di via Tuscolana, a Roma. Stavano affiggendo dei manifesti sulla commemorazione di Acca Larentia, in programma nel pomeriggio di oggi, mercoledì 7 gennaio, al parco della Rimembranza. Gli aggressori, almeno una ventina di estremisti di sinistra, li hanno picchiato poi sono fuggiti prima dell'arrivo delle forze dell'ordine.

"Denunciamo una gravissima aggressione a quattro militanti di Gioventù Nazionale Roma, avvenuta questa notte ad opera di un commando di più di 20 professionisti dell'odio politico, muniti di coltelli e persino radio per comunicare senza intercettazioni", denuncia Francesco Todde, presidente di Gioventù Nazionale Roma, "i nostri ragazzi sono stati aggrediti con tanta violenza proprio mentre affiggevano manifesti in ricordo della strage di Acca Larentia del 7 gennaio 1978. In quel giorno 2 militanti del Fronte della Gioventù, completamente sconosciuti a episodi violenti, furono uccisi a sangue freddo dal terrorismo rosso, segiuti da un altro per mano del Capitano dei Carabinieri Sivori, durante il raduno del FdG sul luogo dell'avvenimento".

Aggressione che, nel silenzio della sinistra, trova la ferma denuncia delle forze di centrodestra.  Il deputato di Fratelli d'Italia, Federico Mollicone, spiega che "non si è trattato di uno scontro fortuito, ma di una vera caccia all'uomo organizzata con ricetrasmittenti, come accertato dalla Polizia", e ha annunciato: "Presenteremo al Ministro Piantedosi una interrogazione parlamentare per fare luce sull'accaduto. Grazie ai video dei residenti e alle telecamere presenti, confidiamo che i responsabili di queste spedizioni criminali siano identificati e arrestati il prima possibile".

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, sui social ha commentato l'episodio:."Ho appreso con sconcerto la notizia della vile aggressione avvenuta nella notte a Roma ai danni di quattro militanti di Gioventù Nazionale (...). Quanto avvenuto è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione. A Gioventù Nazionale e ai giovani rimasti feriti va la mia sincera e affettuosa vicinanza, con l'auspicio che i responsabili vengano rapidamente individuati".

La premier Giorgia Meloni in un messaggio ha ricordato: "Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità. Quelli del terrorismo e dell'odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l'intero popolo italiano", aggiunge la presidente del Consiglio, sottolineando - con un inciso sul presente - come "anche fatti recenti, in Italia e all'estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza". "Quando il dissenso diventa aggressione, quando un'idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre", prosegue Meloni nel post, rimarcando che "abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare". Nel passaggio conclusivo, la premier richiama l'obiettivo di una riconciliazione del Paese: "Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto. L'Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale". Un impegno - scrive ancora Meloni - "che dobbiamo a Franco, Francesco e Stefano - uccisi ad Acca Larenzia - a tutte le vittime di ieri, a prescindere dal loro colore politico, e alla libertà delle generazioni di oggi e di domani".

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