Referendum a marzo, ma il fronte del "no" inizia la battaglia dei manifesti
Si comincia. Male. L’ingresso nel 2026 segna l’entrata nel vivo della campagna per il referendum sulla giustizia e il fronte del No mette subito a segno un colpo sbagliato. Un cartellone digitale, comparso negli spazi dedicati in alcune stazioni ferroviarie, con uno slogan: «Vorresti giudici che dipendono della politica? No. Al referendum vota no». Questo è il claim. Ovviamente non c’è nulla di male nel dissenso alla riforma, e nella legittima campagna elettorale, molto di sbagliato invece risiede nell’utilizzare tesi completamente mistificatorie. Come quella di una riforma che mirerebbe a mettere i giudici sotto il controllo dell’Esecutivo.
La verità è che nessuno tocca l’articolo 104 della Costituzione, in cui si sancisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, né si creano i presupposti per farlo. Va da sè che, ieri, il blocco del sì abbia controreplicato a questo colpo basso, a partire dal comitato Sì Separa della Fondazione Luigi Einaudi, che ha ripreso la grafica incriminata stampigliando sopra un bel «falso». E aggiungono: «Questo manifesto si trova nelle stazioni di tutta Italia e diffonde falsità.
Noi continuiamo, invece, a difendere il diritto dei cittadini a essere correttamente informati!». Di «Messaggio truffa» parla invece sui suoi canali social Forza Italia, che in un post di Instagram spiega: «Lasciare intendere che la riforma porti i giudici a dipendere alla politica è un inganno, aggravato dal fatto che lo slogan proviene da soggetti che decidono sulla vita delle persone, sui loro diritti, sulla loro libertà». Nicolò Zanon, presidente del Comitato Nazionale Sì Riforma definisce quello del No «un messaggio semplice, ma totalmente falso. La verità è un’altra: la riforma non introduce alcuna subordinazione dei giudici o dei pubblici ministeri alla politica. L'articolo 104 della Costituzione, anche nel testo riformato, non viene minimamente intaccato». E attacca: «È doveroso replicare a queste bugie, ma è ancora più doveroso denunciare la responsabilità dell'Anm. Un’associazione che si proclama paladina della Costituzione non può fondare la propria campagna su paure inventate».
Controreplica di Enrico Grosso, presidente onorario del comitato «Giusto dire no»: «Mi stupisce che un collega autorevole e preparato come Nicolò Zanon sostenga una lettura così fuorviante della nostra campagna di comunicazione per sostenere il No al referendum sulla giustizia». E insiste: «Il principio di autonomia e indipendenza della magistratura dalla politica viene profondamente e irrimediabilmente messo in discussione dalla legge Nordio». A criticare la scelta dello slogan anche l’ex pm di Mani Puilite Antonio Di Pietro: «L’Anm sta approfittando della credibilità intrinseca che giustamente aleggia da sempre intorno alla figura del magistrato per far credere ai cittadini quel che è utile ai loro interessi di bottega». Di «mistificazione sfacciata» parla invece Francesco Petrelli, Presidente dell’Unione delle Camere Penale e fondatore del Comitato per il Sì.
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