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Gli hacker della polizia trovano nel pc di Hannoun soldi inviati ai kamikaze

Foto:  Ansa 

Edoardo Romagnoli
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Foto, video e prove documentali di versamenti di denaro che partivano dall’associazione di Mohammad Hannoun (Abspp) a personaggi vicini ad Hamas. In particolar modo alle famiglie dei kamikaze.
Sono queste le prove emerse dalle intercettazioni telematiche che gli agenti sotto copertura della Digos e dell’Antiterrorismo sono riusciti a raccogliere ed estrapolare dai server e dai pc di Mohammad Hannoun. Negli oltre 4 terabyte di documenti raccolti dagli hacker della polizia spicca il diario dei tanti viaggi in Medio Oriente fatto dall’architetto giordano che, secondo la Procura, dimostrerebbero la sua vicinanza all’ala militare di Hamas. Alcune fotografie infatti lo ritraggono durante una visita a Gaza City nel 2011 in cui viene premiato dal viceministro degli Interni Kamel Abu Madi, membro di spicco di Hamas. La Digos è riuscita a ricostruire la genesi di quel premio: «L’associazione Waed per i prigionieri liberati esprime i suoi sinceri ringraziamenti a Mohammad Hannoun per il suo grande impegno per sostenere la causa dei prigionieri e dei prigionieri liberati». La data di quell’incontro non era casuale, cadeva infatti pochi giorni dopo il ritorno a casa di più di 1000 detenuti palestinese nell’ambito dello scambio con il soldato israeliano Gilad Shalit.
Quel premio, ricostruisce il giudice, è l’ennesima prova della «vicinanza dell’attivista all’ala militare della Resistenza islamica».

Riconoscimenti sì, ma anche un fiume di denaro. Secondo l’accusa l’architetto giordano avrebbe inviato almeno 7 milioni di euro per finanziare la lotta armata contro Israele. Parte di questo denaro però non avrebbe lasciato traccia. Secondo l’accusa Hannoun avrebbe versato migliaia di euro all’associazione Al Nour che, formalmente, si occupa di raccogliere fondi a sostegno del popolo palestinese quando, in realtà, sarebbero finiti «alle famiglie dei martiri» e «ai figli dei detenuti». Chi sono i martiri?
Nelle 308 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare si legge che si tratterebbe di kamikaze che hanno sacrificato la loro vita per colpire Israele. E che proprio alla luce di questo "sacrificio" Hamas si impegnerebbe nel mantenimento delle rispettive famiglie. I versamenti sono stati catalogati nel pc da Hannoun ma non sono state trovate le transazioni sui conti dell’associazione. «Quindi - scrive il giudice - è evidente che il denaro è stato erogato in contanti o con modalità che non permettono di collegare direttamente Hannoun e la Abspp all’associazione Al Nour». «Tra il gennaio del 2023 e il febbraio del 2025 - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Carpanini - dalle associazioni riconducibili a Mohammad Hannoun sono stati inviati con regolari versamenti più di 2 milioni di dollari a Osama Alisawi».

Chi è Osama Alisawi? Un personaggio di prima fila di Hamas, ha studiato in Italia ed è stato ex ministro dei Trasporti nel governo di Hamas a Gaza sotto la presidenza di Ismail Haniyeh il capo della Resistenza islamica ucciso a Teheran con un drone telecomandato. Attualmente è ricercato dalla Procura di Genova per terrorismo internazionale, sia perché i pm gli contestano una contiguità all’ala militare di Hamas sia per i fondi ottenuti dall’associazione di Hannoun. La mattina dell’attacco del 7 ottobre 2023, in cui vennero uccisi 1.200 israeliani, Alisawi sulla sua pagina Facebook scriveva «Allah è grande». Un messaggio che per i pm di Genova è un «chiaro segnale di condivisione dell’atto terroristico compiuto». 

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