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Osama e quella rete per finanziare il "terrore" che nasce nel cuore dell'Italia

Foto:  Ansa 

Edoardo Sirignano
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L’operazione che ha portato all’arresto di Hannoun è solo un punto di partenza o meglio la classica goccia che fa traboccare il vaso. Parliamo di un sistema radicato nel Paese da oltre un ventennio. Non a caso proprio Il Tempo, negli ultimi giorni, raccontando il passato di un altro personaggio chiave di Hamas, ovvero l’ex ministro dei Trasporti Alisawi, dimostra come del progetto dello Stato mediorientale che andasse oltre Israele, in Italia, se ne parlasse da tempo. L’esperto di logistica dell’organizzazione terroristica più organizzata nel pianeta, infatti, ha conseguito un master a Milano e si è laureato in architettura all’Università di Venezia. Ed è proprio, in questi anni, non oggi, che nasce il rapporto con il numero uno del Abspp, l’associazione benefica finita nel mirino dei giudici per aver finanziato la causa degli estremisti. Non a caso Hannoun, come l’amico Osama, ha la passione per costruzioni, progettazione e infrastrutture belliche. Un rapporto testimoniato da più di qualche semplice scatto. Il collega Alisawi gli avrebbe anche presentato Islamil Haniyeh, leader di Hamas. Quest’ultimo sarebbe stato affascinato all’istante dall’iniziativa solidale nata a Genova nel 1994.

Ecco perché lo stesso Shin Beth, il servizio segreto interno israeliano, in un report intitolato “Unione of Good” (Unione del Bene), inserisce la “creatura” di Hannoun tra i satelliti dell’organizzazione fondamentalista. Un altro dossier, dedicato alla Dawa (la raccolta fondi), dimostra come il suo fine ultimo sarebbe proprio trovare risorse per i terroristi. In un’azione dell’esercito di Tel Aviv, sarebbe stato trovato del materiale che proverebbe tali finanziamenti. In particolare durante l’arresto di Ahmad Sultana, sarebbe stato trovato un budget, da oltre un milione di euro, destinato alle famiglie degli attentatori. Ritornando al passato di Hannoun, nel 2014, poi, lo stesso presidente dell’Absp avrebbe invitato in Italia Raed Salah, leader del Movimento Islamico nel Nord di Israele, fino a poco tempo fa detenuto nelle carceri di Gerusalemme per incitamento alla violenza. Finanche a livello di inchieste, quella degli ultimi giorni, non sarebbe stata la prima nei confronti di Mohammad.

Un’altra, denominata “collette del terrore” era già stata aperta nel 2001 dai magistrati di Genova. Nel 2009, invece, la Banca Nazionale del Lavoro (Bnl) gli aveva chiuso due conti. Lo stesso aveva fatto Unicredit nel 2021. Oltre all’Abspp, c’è, poi, l’attività di Hannoun per Api (Associazione dei Palestinesi in Italia) e soprattutto per “Europei per al Qods” (Europei per Gerusalemme), organizzazione creata nel 2017 e ombrello di quella fratellanza musulmana, soggetta a un’interrogazione parlamentare – prima firmataria Pina Picierno – per le sue relazioni con Hamas.
Nel 2023, prima dell’ultimo scandalo, infine, il Ministero della Difesa di Tel Aviv aveva chiesto a diversi Paesi europei di sequestrare i fondi di alcuni grandi sponsor di Hamas. In Italia, guarda caso, ce ne era uno appartenente al solito Hannoun, dal valore di 500mila euro, mentre in Olanda uno posseduto da Amin Abu Rashid, tra i suoi più stretti collaboratori. Quest’ultimo avrebbe inviato addirittura 5 milioni di euro ai fondamentalisti. Il nonno Libero del Medico in Famiglia, su tale vicenda, dunque, avrebbe sicuramente detto: «una parola è troppa e due sono poche».

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