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Flotilla, dietro c’era la mano di Hamas. Israele chiede la confisca delle barche
Dopo che le vele della flottiglia sono state ammainate e i vacanzieri estivi, compresi i politici con le creme solari e Greta Thunberg al suo secondo giro da corsara sono tornati a casa, uno strano silenzio è sceso sulla vicenda. Per dirla alla Andy Warhol, a traversata finita sono terminati i 15 minuti di notorietà a cui tutti hanno diritto, anche i pirati ballerini. Il passo di danza di Ana Alcalde, meglio conosciuta come Barbie Gaza, sarà l’unico particolare di questa vicenda che rimarrà nell’immaginario collettivo. Non a caso quel movimento d’anca eseguito sul ponte di una delle barche è stato ripetutamente trasmesso dai più famosi network internazionali. Bisogna ammetterlo: i sostenitori delle varie flottiglie che in questi anni hanno tentato di rompere il blocco navale davanti alla Striscia di Gaza sono riusciti a far dimenticare che nelle stive c’era tanta propaganda e pochi chili di aiuti. Sono anche riusciti, e qui il merito lo devono condividere con gli organi di stampa che dopo aver tanto strillato si sono ammutoliti, a nascondere il destino che avranno le barche sequestrate dalla marina israeliana. Sono 50 le imbarcazioni in questione, 41 fermate durante la prima fase delle operazioni e 9, quelle partite dalla Turchia organizzate dalla Ihh, Ong turca che Israele ha bandito per legami con gruppi terroristici come Hamas e Al-Qaeda, bloccate e sequestrate a una settimana di distanza dalle prime. Il destino dei natanti della Flotilla «Sumud» che valgono milioni di euro, non possiamo dimenticare che hanno attraversato il Mediterraneo da nord a sud pertanto non sono semplici scialuppe, è legato alla richiesta che l’ufficio del Procuratore dello Stato ha presentato al tribunale competente al fine di confiscarle permanentemente.
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Dai documenti presentati emergono prove che una parte significativa delle imbarcazioni era di proprietà di armatori legati e finanziati da Hamas e che l’organizzazione terroristica ha coordinato diverse organizzazioni internazionali per pianificare la traversata e l’acquisto delle barche per mezzo di personaggi copertura che dovevano nascondere il suo coinvolgimento. Come riportato da diversi organi di stampa israeliani nella richiesta è stato affermato che Sumud è stato un tentativo senza precedenti per portata e dimensioni, con una pianificazione ordinata e una gestione centralizzata con l’obiettivo di sfidare la Marina Militare e rompere il blocco navale con un movimento delle imbarcazioni avvenuto in modo simile al comportamento di unità navali militari che navigano in formazione compatta. Oltre alla nave principale a motore che batteva bandiera di Timor Est, le barche attualmente sotto sequestro navigavano sotto bandiere di diverse nazionalità: italiana, francese, britannica, spagnola, svedese, turca, malese e greca. Con alcune di queste nazioni, Italia e Grecia, Israele ha rapporti diplomatici amichevoli, con Francia, Gran Bretagna e Svezia i rapporti sono tesi mentre con le altre, Turchia in primis, è ai ferri corti.
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Considerando che da una parte rilasciare quelle barche significa ritrovarsele fra qualche mese in una Sumud 2 e confiscarle creerebbe problemi con gli amici ed esaspererebbe ulteriormente i rapporti, dove ce ne sono, con coloro che amici non sono, a meno che la diplomazia non riesca a trovare una soluzione possibile, si prevede che la decisione dei giudici sul futuro delle barche Sumud non sarà delle più semplici.
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