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Difesa, l'Italia prepara il cyber esercito: in un anno 310 attacchi hacker. Piano di Crosetto

Alessandra Zavatta
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«Un cyberattacco può scatenare una guerra civile. Pensate a cosa succederebbe se per due mesi la gente non si vedesse erogare la pensione dopo un assalto hacker all’Inps». L’allarme lanciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto nell’audizione in Senato sta spingendo l’Italia a riorganizzare la controffensiva informatica. Perché l’offensiva è già in atto. Mentre Vladimir Putin entrava per la quinta volta al Cremlino come presidente della Federazione russa, il 7 maggio scorso, Roma veniva colpita da una raffica di incursioni hacker. Prima nel ministero dello Sviluppo economico, poi in quello delle Infrastrutture e, infine, ad essere violato è toccato al sito Internet della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «NoName057» il gruppo filorusso di pirati che ha rivendicato l’assalto. Nelle stesse ore in Gran Bretagna hacker cinesi hanno preso di mira il sistema delle buste paga del ministero della Difesa. Copiati nomi e conti correnti bancari di soldati, marinai, dei piloti della Royal Air Force e di migliaia di veterani. Stipendi e pensioni per le forze armate di Re Carlo sono stati, comunque, pagati. Londra ha accusato Pechino di aver tentato l’accesso anche negli account di posta elettronica dei parlamentari di Westminster.

 

 

Se conquistare fette di territorio nemico è da sempre l’obiettivo di ogni esercito in ogni guerra, impadronirsi dei dati nella Rete è decisivo nei moderni conflitti. Anche quelli non dichiarati. Perché se a battagliare in questo momento in Europa sono gli eserciti ucraino e russo, sul web la guerra cibernetica si consuma tutti i giorni. Nel 2023 sono stati 310 gli assalti informatici contro il nostro Paese, il 65% in più rispetto all’anno precedente. «Il 56% sono stati di elevata gravità», fa sapere l’Associazione italiana per la sicurezza informatica. E così l’Italia prepara il cyberesercito per far fronte alle minacce online. Quelle contro le reti governative e militari sono raddoppiate in appena dodici mesi. «Un carro armato straniero che supera il confine è una cosa gravissima, un attacco hacker viene considerato come una cosa superficiale», insiste il ministro Crosetto. «La capacità distruttiva di un cyberattacco è invece potenzialmente più grande di quello di un assalto militare». Di qui la riorganizzazione che punta ad «una migliore capacità di integrazione tra le strutture dello Stato e anche della Difesa». Per il potenziamento della sicurezza cibernetica dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilinza, arriveranno 40 milioni di euro. Altri 9,25 milioni serviranno a realizzare il Centro di valutazione delle minacce in Rete del ministero della Difesa. E, per evitare che a Roma accada quanto successo a Londra, il software che gestisce i documenti del dicastero guidato da Crosetto verrà reingegnerizzato.

 

 

Per la Marina verrà costruito un sistema di automazione e orchestrazione delle attività di «cyber defence». Obiettivo: aumentare il livello di sicurezza delle infrastrutture informatiche e assicurarne il tempestivo ripristino in caso di danni derivanti da attacchi cibernetici. Verrà inoltre implementata la security per la protezione dei dati dell’Aeronautica, per i collegamenti satellitari e l’invio di informazioni attraverso i dispositivi mobili in dotazione ai militari. Investimenti anche per potenziare il poligono virtuale presso la Scuola delle Telecomunicazioni delle forze armate a Chiavari, non lontano da Genova: qui studiano i «soldati in camice bianco» che, tastiere alla mano, contrastano gli hacker all’assalto della Fortezza Italia. Se il nostro Paese punta sull’integrazione delle forze armate sul fronte Internet, la Germania si prepara ad istituire un’armata cibernetica. «Non esiste guerra dove la capacità di comando e controllo digitale non gioca un ruolo centrale», sottolinea il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius. «La Francia di Emmanuel Macron vuole raddoppiare capacità di elaborazione degli attacchi informatici». Un miliardo è stato così riservato al potenziamento della cybersecurity. Ma l’Italia, cuore del Mediterraneo, resta preda ambita. Con un aumento dell’87% degli attacchi pishing, quelli che servono a rubare informazioni riservate, strategiche per tutelare la pace e vincere le guerre.

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