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Strage Casteldaccia, cinque operai morti per le esalazioni di idrogeno solforato: la ricostruzione

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Sono morti in un ambiente saturo di gas, prodotto di fermentazione dei liquami, la cui presenza era prevedibile e non hanno avuto scampo. C’è una certezza nella strage di operai di Casteldaccia, in provincia di Palermo: a uccidere i cinque lavoratori e a ridurre in fin di vita un sesto collega sono state le esalazioni di idrogeno solforato.

SENZA PROTEZIONE - Nessun cedimento strutturale, quindi, nessun crollo nella vasca dell’impianto di sollevamento di acque reflue di via Nazionale dell’Amap, l’azienda acquedotti del Comune di Palermo. E poi un altro dato certo: l’assenza di dispositivi e di condizioni di sicurezza, niente protezioni né precauzioni che li avrebbero potuti salvare. Ne è certo il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Palermo, Girolamo Bentivoglio Fiandra: «Questa tragedia non ci sarebbe stata se fossero state prese tutte le precauzioni necessarie e previste». Secondo quanto ricostruito, era almeno dieci volte superiore al massimo ammissibile il valore della concentrazione dell’idrogeno solforato che si forma dalla fermentazione dei liquami.

UNO DIETRO L’ALTRO PER AIUTARSI - Come avvenuto, ad esempio a Mineo (Catania) l’11 giugno 2008, quando morirono sei operai sul fondo della vasca di un depuratore a causa delle inalazioni di gas, a Casteldaccia sarebbero morti calandosi uno dietro l’altro, nel tentativo di soccorrersi. Il settimo collega, rimasto illeso, avrebbe dato l’allarme.

L’INCHIESTA - In base a quanto reso noto dal comandante dei vigili del fuoco di Palermo, alle 13.48 è stato chiamato il numero unico del pronto intervento e sono stati attivati poi il servizio del 118 e i vigili del fuoco che hanno inviato sul posto quattro squadre immediatamente, nell’arco di quindici minuti. In azione anche i sommozzatori che hanno prelevato i corpi di coloro che erano nella vasca e a seguire i tre che erano adagiati sulla soletta. Sul posto il procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, che coordina le indagini eseguite dalla polizia di Stato, nonché il questore Vito Calvino e il prefetto Massimo Mariani. Quattro delle vittime erano operai della Quadrifoglio di Partinico, dove si sono recati gli investigatori della polizia per acquisire documenti; l’altro sarebbe un interinale, un lavoratore in somministrazione in missione presso Amap: sono Epifanio Alsazia, 71 anni, contitolare della ditta; Giuseppe Miraglia 47 anni, Roberto Raneri, di 51 anni, Ignazio Giordano, di 57 anni e Giuseppe La Barbera.

48 ORE DECISIVE PER IL SOPRAVVISSUTO - Restano molto gravi le condizioni del collega. Lo confermano ad AGI fonti del Policlinico di Palermo dove è ricoverato. Il paziente «è intubato e ventilato, in distress respiratorio gravissimo, per una intossicazione da idrogeno solforato». La situazione è molto grave e se è rimasto in vita è perché, si suppone, è stato l’ultimo a entrare nella vasca e il primo a essere estratto. «Non sappiamo quali organi siano compromessi - dicono le stesse fonti - e la prognosi è assolutamente riservata sulla vita a 48 ore: entro le 48 ore ci aspettiamo una evoluzione e vedremo».

LAVORI INIZIATI IL 29/4 - Spiega l’Amap che i lavori lungo la Strada Statale 113 sono stati predisposti a seguito delle ripetute segnalazioni degli ultimi giorni sulle anomalie della rete fognaria, nel tratto tra l’intersezione con via della Rotonda e la stazione di sollevamento denominata «Vini Corvo». Per la loro esecuzione Amap ha incaricato la ditta Quadrifoglio Group per ogni attività di verifica del suddetto tratto fognario. I lavori, che prevedevano la messa in quota dei pozzetti e la disostruzione con ausilio di autospurgo, sono stati avviati il giorno 29 aprile e sono proseguiti sino ad oggi. Le segreterie provinciali di Fillea, Filca, Feneal hanno proclamato per martedì uno sciopero di 8 ore in seguito alla morte dei cinque operai.

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