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Materie prime strategiche, l'Italia riaprirà le miniere

Dario Martini
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Il governo ha individuato 16 materie prime critiche considerate strategiche da estrarre in tutta la Penisola. La mappatura dei siti è già stata avviata, poi si passerà alle autorizzazioni per avviare gli scavi per rendere l’Italia indipendente dal resto del mondo, soprattutto dalla Cina. Le materie prime critiche sono quei materiali di estrema importanza economica per l’Europa e caratterizzati allo stesso tempo da alto rischio di fornitura. Sono fondamentali per numerose attività industriali, in particolar modo per la transizione ecologica: vengono utilizzate in svariati campi, per esempio nelle turbine eoliche, nei pannelli fotovoltaici e nelle batterie. Delle 34 materie prime critiche presenti nella lista dell’Unione europea, 16 sono presenti in Italia. È la dimostrazione che il nostro Paese può davvero aspirare a diventare leader in questo settore. Alcuni esempi? Il litio, chiamato anche «oro bianco» per la grande richiesta che arriva da tutto il mondo, è presente nell’Alto Lazio, a Nord di Roma, tra Anguillara Sabazia, Campagnano e Cesano. Il cobalto sempre nel Lazio e in Piemonte. Il nichel sulle Alpi e in Sardegna. La grafite naturale in Piemonte e Calabria. Il tungsteno in Sardegna e su tutto l’arco alpino. Il titanio metallico in Liguria.

 

 

Le miniere metallifere sono state abbandonate per presunto esaurimento delle risorse ma soprattutto per una scelta politica economica presa nel passato, perché risultava più conveniente l’importazione a basso costo, invece di investire nel rinnovamento di miniere obsolete dal punto di vista ambientale e tecnologico. Un abbandono che ci ha fatto perdere anni in competenze tecnologiche e gestionali. Oggi il governo intende recuperare il tempo perduto. Come ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’informativa al Parlamento lo scorso luglio, «l’Italia ha miniere di cobalto, nichel, rame e argento in Piemonte, di terre rare in Sardegna, di litio nel Lazio, e possiede rifiuti minerari abbondanti per 70 milioni di metri cubi accumulati nei decenni passati e ora utilizzabili con le tecnologie attuali. Siamo nelle fasi che ricordano la corsa all’oro del XIX secolo le stime indicano che nel 2050 la domanda di litio per le batterie aumenterà di 89 volte, la domanda di terre rare crescerà di 6-7 volte, quella di gallio di 17 volte».

 

 

Basti pensare che oggi la Ue acquista il 97% del magnesio dalla Cina, le terre rare pesanti utilizzate nei magneti permanenti sono raffinate esclusivamente nella Repubblica popolare. E il magnesio si trova anche in Toscana. Al ministero guidato da Urso fa capo il Tavolo tecnico di materie prime critiche che ha come compito la stima dei fabbisogni futuri, il recupero dei siti abbandonati e l’elaborazione di proposte normative di semplificazione. Anche ieri Urso ha ribadito la necessità «di rivedere le norme sulle autorizzazioni di miniere e cave». Per questo motivo, ha spiegato, «insieme al ministro Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente) stiamo aggiornando le mappe minerarie del Paese».

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