le indagini

Messina Denaro, Sabella spegne gli entusiasmi: quello non è il vero bunker

La casa principale di proprietà dell'uomo che gli aveva dato l'identità, un appartamento vuoto e un bunker blindato. Sono tre gli alloggi riconducibili alla latitanza di Matteo Messina Denaro trovati dai carabinieri dopo l'arresto del boss. Le indagini ora si concentrano sulla rete che ha permesso al capo mafia di non farsi trovare nei 30 anni trascorsi per lo più nel suo paese, a Catelvetrano o nella vicina Campobello di Mazara. Ma anche sui segreti di Messina Denaro: documenti, agende, archivi che potrebbero svelare molte cose sulla stagione delle stragi e sull'attività attuale della mafia siciliana. Nel bunker blindato trovato ieri sono stati rinvenuti scatoloni pieni di documenti e altri vuoti, forse "ripuliti" dopo l'arresto. È lì la chiave di tutto? Appare scettico Alfonso Sabella, magistrato italiano già sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo di Gian Carlo Caselli, che nel corso della puntata di Tagadà di giovedì 19 gennaio, su La7, commenta gli ultimi sviluppi delle indagini. 

 

"Da quel poco che ho visto non mi pare che quello fosse un bunker 'residenziale', quello è un bunker più da emergenza", afferma il magistrato secondo cui tutti i mafiosi hanno "in casa loro" un rifugio di quel tipo. "Personalmente ne ho trovati a decine così, con i miei colleghi a centinaia" spiega Sabella che racconta, per esempio, il bunker trovato in casa di un indagato, nascosto dietro una parete amovibili all'interno del camino. "Se c'era una perquisizione improvvisa si infilava lì dentro", afferma il magistrato. 

 

Insomma, quella "non è la casa di Messina Denaro. Io ho trovato quella di Giovanni Brusca a Fondo Patellaro, a Palermo, che aveva un tunnel sotterraneo. Il primo covo era probabilmente l'abitazione in cui stava in quel momento, ma i boss si muovono continuamente", spiega Sabella che rimarca: il secondo covo, la stanza blindata ricavata da un appartamento, è solo "un bunkerino d'emergenza".