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Svolta Qatargate, "Panzeri si è pentito". Accordo con i pm belgi: viene giù tutto

Il vaso di Pandora del Qatargate potrebbe essere destinato a rompersi dopo che l’ex eurodeputato del Pd prima e di Articolo Uno poi Pier Antonio Panzeri ha accettato di collaborare con la giustizia belga nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura federale belga per sospetta frode all’interno del Parlamento Europeo.

 

I magistrati belgi parlano di una "importante evoluzione" nelle indagini perché Panzeri, uno dei "protagonisti importanti" del dossier, accompagnato dai suoi avvocati, ha sottoscritto un memorandum con il procuratore federale sulla base della normativa belga che riguarda i "pentiti". Panzeri è accusato di "aver partecipato ad una organizzazione criminale in qualità di dirigente, di riciclaggio di denaro e di corruzione pubblica, attiva e passiva", e con l'accordo odierno si impegna a "informare la giustizia e gli inquirenti in particolare sul modus operandi, gli accordi finanziari con Stati terzi, le architetture finanziarie messe in atto, i beneficiari delle strutture messe in atto e i vantaggi proposti, l’implicazione delle persone conosciute e di quelle ancora non conosciute nel dossier, ivi inclusa l’identità delle persone che ammette di aver corrotto". Insomma, tutto l'impianto della corruzione nei palazzi europei scoperchiata dall'inchiesta che ha travolto anche l'ex presidente del parlamento europeo, la socialista Eva Kaili. 

 

Ma come detto, si tratta di un accordo. Panzeri infatti riceverà in compaio per la sua collaborazione uno sconto di pena. Tuttavia non riuscirà a evitare "il carcere, un’ammenda e la confisca di tutti i vantaggi patrimoniali acquisiti, valutati per ora a 1 milione di euro". Per il Belgio si tratta del secondo caso in cui la legislazione ispirata alla legge italiana, tanto che nel provvedimento la parola "pentiti" è riportata nella nostra lingua, viene applicata.