tensione sui trasporti

Altro guaio per il governo: i tassisti bloccano le città. Incatenati davanti a Mario Draghi

Camillo Barone

La lotta dei tassisti italiani sembra non avere fine. Man mano che il disegno di legge Concorrenza avanza nel suo iter parlamentare la tensione sale sempre di più. In tutta Italia i conducenti dei taxi sono tornati alla "cattive": numerosi i disagi vissuti nei principali centri, in particolare Roma, Napoli e Milano. A Napoli il servizio è stato sospeso per tutto il giorno, mandando così in tilt i programmi di migliaia di turisti impossibilitati a raggiungere in tempi brevi l'aeroporto di Capodichino e lo scalo portuale. Centinaia di taxi hanno poi occupato piazza del Plebiscito, restando parcheggiati per ore all'interno dell'emiciclo tra il Palazzo Reale e la Basilica di San Francesco di Paola. Anche a Milano i tassisti hanno incrociato le braccia e scioperato, fornendo i servizi solamente agli anziani, ai disabili e alle donne in gravidanza. A Roma invece un gruppo di circa 200 manifestanti ha sostato fino a tarda sera a via del Corso, gridando slogan contro il premier Mario Draghi. La tensione era massima, dato il ricordo di quanto accaduto una settimana fa, quando la parte più oltranzista degli scioperanti ha cercato di assaltare Palazzo Chigi. La sicurezza è stata quindi spiegata ai massimi livelli, e tale rimarrà anche oggi per blindare la sede del governo a piazza Colonna e la Camera dei deputati a Montecitorio.

 

 

Altri sei sindacalisti hanno deciso di incatenarsi dalle 13 di ieri alla recinzione di piazza Colonna, trascorrendovi tutta la notte e dichiarando di voler restare almeno fino a giovedì 21 luglio, fin quando non saranno ricevuti da Draghi o da un sottosegretario di Stato. «Siamo qui perché pensiamo che siamo vittime di una profonda ingiustizia. La politica di Uber, al di là delle promesse negli accordi che firma, non è cambiata assolutamente. Rimane un'ingerenza nel nostro settore attraverso conclamate attività di lobbying. Questa situazione apre la questione del servizio pubblico, che non può essere negoziato con un sistema che va invece ad intercettare i clienti attraverso gli algoritmi», ha detto a Il Tempo Riccardo Cacchione, coordinatore Usb Taxi, uno dei sei incatenati. «Noi abbiamo una tariffa imposta dall'ente comunale e gli enti locali si devono accollare la nostra battaglia. È assurdo che il sindaco di Roma Gualtieri, che ospita la più grande flotta d'Italia, su tutto ciò non sia capace di dire una parola. Chi oggi tace è complice. Noi non saremo agnelli sacrificali di nessuno».

 

 

I tassisti non si fermeranno fin quando non vedranno lo stralcio dell'articolo 10 del ddl Concorrenza e l'applicazione dei decreti attuativi del 2019 voluti dal governo Conte I. Domani la commissione Trasporti della Camera dovrà approdare ad una decisione finale, e nella giornata di oggi i sindacalisti di settore incontreranno tutti i capigruppo. La categoria resta però «sul piede di guerra»: sulle chat dei gruppi WhatsApp si insiste tra colleghi per recarsi a Roma da tutta Italia e fare pressione alla politica con manifestazioni spontanee per la giornata di domani. Nel frattempo il blocco del servizio continuerà a discrezione dei conducenti.