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Covid, l'Italia è un caso europeo: più morti nonostante i vaccini

Dario Martini

L’Italia è sesta in Europa per copertura vaccinale dell’intera popolazione. La campagna di Figliuolo ha consentito di somministrare 136,2 milioni di dosi. Eppure, all’interno della Ue, abbiamo dovuto registrare più morti Covid degli altri. Se consideriamo solo l’ultima ondata pandemica, dodici Paesi hanno avuto meno decessi di noi in rapporto alla popolazione. Ciò non significa che i vaccini non siano serviti. Tutt’altro. Uno studio dell’Istituto superiore di sanità diffuso ieri ha certificato che la campagna vaccinale, da gennaio 2021 a gennaio 2022, ha salvato 150mila vite.

 

Spesso il nostro Paese è stato dipinto come un «modello» per il resto del mondo. Misure di prevenzione e campagna vaccinale avrebbero dovuto farci primeggiare nella lotta al Covid. I dati, però, forniscono un altro quadro. Abbiamo preso in considerazione il periodo che va dal primo settembre 2021 al 9 aprile 2022, quando il primo ciclo vaccinale era stato completato e la maggior parte della popolazione era ormai protetta dal virus. Nel lasso di tempo in questione, il ministero della Salute ha registrato 31.573 decessi di persone positive, pari a 530 per milione di abitanti. Come detto, ci sono altri dodici Paesi che hanno fatto meglio di noi. Al primo posto i Paesi Bassi, con poco più di quattromila morti, pari a 235 morti per milione di abitanti. Non solo. L’Olanda ha vaccinato molto meno dell’Italia, 71,2% contro 79,5% (questo dato prende in considerazione tutti i cittadini, anche i bambini per cui il siero non è stato autorizzato).

 

Anche gli altri Paesi di dimensioni simili all’Italia, hanno avuto meno morti. La Francia, che ha una copertura vaccinale simile alla nostra, ha registrato 423 decessi per milione di abitanti, la Germania 474, la Spagna 403. Questo ultimo caso è emblematico. Gli spagnoli hanno introdotto restrizioni molto meno forti rispetto a quelle decise dal governo Draghi. Nonostante ciò, non sono andati incontro ad alcun disastro. Come la Svezia, spesso criticata sui media italiani per aver fatto circolare liberamente il virus, che nell’ondata invernale ha avuto "solo" 3.814 decessi (368 per milione).

 

Non avremo mai la controprova di ciò che sarebbe successo in Italia se non fossero state imposte misure come l’obbligo vaccinale per gli over 50 e il super green pass al lavoro. Una cosa però è sicura: in molti Paesi europei non è stato fatto ed è andata meglio. Ma ci sono anche casi dove è andata peggio. Come negli Stati balcanici, baltici e dell’est Europa. Complice una bassissima copertura vaccinale (la Bulgaria ha il 29,6% della popolazione immunizzata), hanno contato un numero molto elevato di decessi. Peggio di tutti proprio la Bulgaria, seguita da Croazia e Lettonia.

Comunque, è bene ricordare ancora una volta il nesso evidente tra vaccini e benefici per la salute. Il rapporto dell’Iss ha stabilito che da gennaio 2021 a gennaio 2022 in Italia «sono stati evitati circa 8 milioni di casi, oltre 500.000 ricoveri, oltre 55.000 ricoveri in terapia intensiva e circa 150.000 decessi». Lo studio evidenzia anche che «la distribuzione degli eventi evitati non è stata omogenea durante il periodo studiato. Nella prima metà del 2021, a causa della bassa copertura vaccinale, il numero di eventi evitati è stato limitato, mentre nella seconda metà del 2021 e nel mese di gennaio 2022 si stima che la vaccinazione abbia evitato più della metà degli eventi attesi». Come era prevedibile, la fascia d’età degli over 80 ha avuto benefici tre volte più alti rispetto al resto della popolazione. Ci sono pure differenze geografiche. «Si osserva - scrive l’Iss - che il numero relativo di eventi evitati è leggermente più alto nel Centro e Nord del Paese, dove sono state raggiunte coperture vaccinali più elevate e in modo più tempestivo rispetto al Sud».