dopo speranza...

"Adesso parlo io", anche il generale Figliuolo pubblica un libro

Anche il generale Francesco Paolo Figliuolo ha scritto un libro, "Un italiano - Quello che la vita mi ha insegnato per affrontare la sfida più grande", a quattro mani con il giornalista del Corriere della sera Beppe Severgnini. A pubblicarlo è Rizzoli. Un libro intervista che si spera possa avere maggior fortuna di quello dell'anno scorso del ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha resistito pochi giorni in libreria per poi essere ritirato a causa del ritorno della pandemia di Covid. 

 

Il commissario all'emergenza nella conversazione con Servergnini racconta la sua parte nella guerra contro il Covid. "Il 1° marzo 2021, mentre l’Italia era nel pieno della pandemia ed era indispensabile far decollare la campagna di vaccinazione, la presidenza del Consiglio ha scelto come Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 un generale degli alpini. Così gli italiani hanno imparato a conoscere Francesco Paolo Figliuolo, la sua divisa e il suo cappello con la penna («Qualcuno lo considera buffo, io lo trovo bellissimo»)" si legge nella presentazione del volume.

 

Prossimo alla scadenza del mandato come Commissario straordinario, Figliuolo racconta a Servergnini "storia di «un ragazzo meridionale di periferia» che, dopo il liceo classico a Potenza e l’Accademia militare a Modena, segue il consiglio del colonnello che comandava il distretto della sua città: «Francesco, tu devi andare in artiglieria da montagna, perché lì si fanno le cose seriamente. E poi noi di Potenza siamo montanari…». Così diventa alpino («L’alpino, quello vero, è tutto d’un pezzo, segue le regole, porta lo zaino, porta anche due zaini se qualcuno non ce la fa. Però è anche portato a riflettere, a pensare e a esprimere i giudizi. Ecco, questo non tutti lo capiscono. Sono un alpino, ma non sono stupido») e l’idea di fare le cose seriamente è il principio che guida la sua carriera, dalle difficili missioni in Kosovo e in Afghanistan al Comando logistico dell’Esercito".

Nel libro si sottolineano "conoscenza, competenza, buonsenso e precisione" dell'alpino e la sua capacità a "cambiare strategia se la situazione lo richiede. Significa muoversi tra la politica, l’amministrazione, la sanità. Significa capire di quali persone fidarsi e di quali diffidare. Significa arrabbiarsi e poi farsela passare («Ogni tanto mi esce la vena!» confessa). Significa saper ascoltare, motivare e lavorare in gruppo. «L’Italia ha davvero tutto, deve solo imparare a metterlo insieme». Ecco il compito che si è dato un italiano come il generale Figliuolo".

 

"Vorrei raccontarvi quello che ho cercato di fare per l’Italia e perché. Proverò a essere preciso, il tema è serio e lo richiede. Ma voglio anche essere sincero e raccontarvi il dietro le quinte di questa strana, faticosa, a tratti entusiasmante stagione del nostro Paese. Ne ho parlato poco, finora, perché dovevo lavorare. E se uno, in qualsiasi professione, passa il tempo in televisione o a rilasciare interviste, come riesce a lavorare? - commenta Figliuolo - Quando l’editore Rizzoli me l’ha proposto, mi sono detto: non sei uno scrittore, come farai a trasmettere le cose che hai capito e che hai fatto? Senza rischiare di essere autocelebrativo o usare un linguaggio troppo tecnico. O, peggio, le due cose insieme. Così ho pensato di chiedere aiuto a Beppe Severgnini. Non ci conoscevamo di persona, ma avevo letto alcuni suoi libri e molti articoli, conoscevo le sue opinioni televisive. Di lui mi piacciono la pulizia del linguaggio, la capacità di sintesi e l’ironia". Visti i precedenti, speriamo che in libreria ci resti a lungo...