varianti nel mirino

Non bastava Omicron, la "sorella" BA.2 dilaga in Danimarca: "È già dominante"

Così come accaduto per la variante Omicron che ha sconvolto il quadro della pandemia, altre mutazioni del coronavirus vengono isolate continuamente dai ricercatori. L'ultima scoperta è quella che arriva da Cipro, dove le autorità sanitarie hanno segnalato 25 casi della variante Covid Deltacron, nome scelto per sottolineare una sorta di mix di mutazioni tra Delta e Omicron.

 

Quella dell'isola del Mediterraneo non è la sola nuova variante a destare attenzione. Tra queste ci sono le figlie e sorelle di Omicron, ovvero i sotto-lignaggi di B.1.1.529 come quello denominato BA.2 che preoccupa la Danimarca, dove potrebbe essere diventata già dominante sulla BA.1, la Omicron base. E non solo, perché sul portale dei sequenziamenti internazionale Gisaid, dove i ricercatori segnalano le sequenze rilevate, si trovano casi da Sudafrica, Australia, Canada, Svezia India. Anche in questo caso resistono alcune delle caratteristiche di Delta e altre che la rendono meno identificabile rispetto a Omicron, soprattutto nei paesi dove l'attività di tracciamento non è particolarmente sofisticata. Questo a causa la delezione, ossia la perdita di un segmento di Dna, del gene S che permette di capire già dal tampone se si tratta di un sospetto Omicron o no. 

 

A novembre aveva creato scalpore la scoperta a Marsiglia della cosiddetta variante IHU, nome che fa riferimento all'istituto francese che ha realizzato uno studio ad hoc ancora in fase di pre-print. Si tratta del lignaggio B.1.640.2 isolato dagli esperti dell’Ihu Méditerranée Infection di Marsiglia coordinati dal professore Didier Raoult, controverso infettivologo famoso per essere diventato un'icona no vax dopo alcuni dubbi sollevati sui vaccini a mRna, la secondo l'Oms si tratta di una variante destinata a soccombere. 

 

Tornando a Cipro, Leondios Kostrikis  direttore del locale Laboratorio di biotecnologia e virologia molecolare, sostiene che i casi di "deltacron" sarebbero più frequenti fra pazienti ricoverati per Covidm ma certezze sulla reale capacità di produrre una malattia più o meno grave rispetto alle altre varianti, né tantomeno indicazioni sul grado di contagiosità, ancora non sono disponibili.