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Sbarchi, Italia fregata sui migranti: si chiude l'era Merkel e parte il semestre a guida francese

Riccardo Mazzoni
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Ci sono tutti i presupposti perché, finita l'era Merkel, il 2022 diventi l'anno della centralità draghiana in Europa, e l'enfasi posta sulla firma del trattato con Parigi prefigura un asse Draghi-Macron per porre le basi della rifondazione europea nel semestre di presidenza francese. Ma se dai massimi sistemi - sicuramente cruciali per disegnare il futuro comunitario - si scende al livello della gestione ordinaria degli affari correnti, emerge in tutta la sua complessa divisività la questione immigrati, da tempo nervo scoperto nelle relazioni fra i due Paesi e fra Italia e Ue.

Nel discorso in Parlamento in vista del Consiglio europeo di oggi, il premier ha ribadito i concetti di sempre: l'Italia continuerà a chiedere una gestione condivisa, solidale, umana e sicura dei migranti; l'Europa deve dimostrarsi all'altezza dei propri valori; è essenziale promuovere i corridoi umanitari e non è sufficiente che sia solo l'Italia ad attuarli; serve una gestione condivisa dei rimpatri eccetera. Con la chiosa finale che i canali legali di migrazione rappresentano una risorsa, non una minaccia per la nostra società.

Purtroppo, i numeri che lo stesso premier ha fornito ieri alle Camere sull'immigrazione irregolare fotografano una realtà sensibilmente diversa: da luglio gli sbarchi mensili non sono mai scesi sotto quota 6.900, con un picco di oltre diecimila ad agosto, e al 14 dicembre le persone sbarcate quest'anno in Italia sono state 63.062, contro le 11.097 del 2019 e le 32.919 del 2020. Al tempo stesso, con l'introduzione delle restrizioni causa Covid, le già sporadiche redistribuzioni tra Paesi europei dei migranti sbarcati in Italia si sono drasticamente interrotte.

Un quadro dunque assolutamente deficitario per l'Italia sull'unico dossier in cui, in tutta evidenza, l'autorevolezza di Draghi non è riuscita a far cambiare verso all'Europa, e la riforma di Schengen appena proposta dalla Commissione, rischia di peggiorare ulteriormente la situazione, perché inserisce i movimenti secondari tra i motivi per cui uno Stato membro è autorizzato a reintrodurre i controlli alle frontiere interne. Una clausola, questa, fortemente voluta proprio da Macron, che ne ha fatto una delle priorità della sua presidenza Ue, ma che confligge apertamente con i nostri interessi di Paese di primo approdo.

La beffa che si profila è infatti tripla: da una parte non viene modificato il regolamento di Dublino che ci impone tutti gli oneri dell'accoglienza dei richiedenti asilo; dall'altra, non solo tutti i meccanismi di redistribuzione dei migranti - fra cui l'incensato ma inutile accordo di Malta - sono miseramente falliti, essendo basati unicamente sul criterio della volontarietà, ma ora se non ci riprendiamo i cosiddetti "dublinanti" potremmo addirittura rischiare la sospensione da Schengen.

Sono i dublinanti infatti, ossia i migranti irregolari riusciti a spostarsi clandestinamente in Europa, la pietra dello scandalo per la Commissione, che si preoccupa di tutelare i Paesi del Centro-Nord abbandonando al loro destino Italia e Grecia, i terminali delle principali rotte dei migranti.  Per cui la risoluzione di maggioranza che impegna il governo "a riaffermare la centrale importanza di incentivare un maggiore impegno dell'Ue nella gestione migratoria" rischia di restare ancora una volta lettera morta.

C'è poi un ultimo paradosso che conferma la disparità di trattamento nei nostri confronti: il trattato di Schengen fu sospeso nel 2015 per la crisi dei rifugiati siriani, ma sei Paesi - tra cui Francia e Germania - non hanno mai sospeso i controlli alle frontiere, violando così le norme comunitarie, senza però essere sanzionati. Invece, ora che l'Italia ha deciso di blindarsi per arginare la minaccia della variante Omicron attraverso quarantene e tamponi per chi arriva dagli altri Paesi Ue, la Commissione europea ha immediatamente chiesto a Draghi di "giustificarsi", ponendolo nella condizione di "imputato" nell'agenda del Consiglio europeo di oggi. Ma gli argomenti per difendersi non gli mancano.

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