Vaccino, un obbligo c'è in tv: dichiarare quando e quale dose. Follia
La pandemia ha cambiato anche il modo di fare televisione. Speriamo non per sempre. Se prima era consentita una seppur minima pluralità di pensiero, oggigiorno il pensiero unico è dominante. Non vi è contenitore informativo, dove non si commenti il green pass obbligatorio. La deduzione unanime, di conduttori ed opinionisti, non sorretta però ancora da alcun dato, è la seguente: «Il green pass è lo strumento unico per ripartire». Lo dice senza se e senza ma, anche il deputato dem Enrico Borghi. Se si osa anche solo dubitare, come prova a fare giustamente Gianluigi Paragone, si è «impostori di libertà».
La domanda di rito, a prescindere dal programma o dalla rete, rivolta a chiunque si colleghi è sempre la stessa: «Ha fatto il vaccino? Quale?Pfizer o Moderna?» motivo per il quale, si debba raccontare a milioni di telespettatori, situazioni personali di salute come se fosse obbligatorio farlo, ancora sfugge. Pure quelli che orgogliosamente si professano liberali, sposano la teoria social: «Salvini e Meloni facciano il vaccino e lo mostrino sui social» «Io l'ho fatto. La gente seguirà il mio esempio». È il pensiero messianico. Il Covid verrà debellato dalla scienza. Prima o poi. Ci vorrà del tempo ma passerà. La ferma convinzione di avere solo certezze, per qualcuno invece quella so, resterà intatta.
Dai blog
Marco Masini: "Con Fedez ho lanciato un messaggio ai giovani"
Liza Minnelli, 80 anni da superstar
Sorpresa Sayf a Sanremo. Brividi in classifica per l'ultimo televoto