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Vaccino, un obbligo c'è in tv: dichiarare quando e quale dose. Follia

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Arnaldo Magro
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La pandemia ha cambiato anche il modo di fare televisione. Speriamo non per sempre. Se prima era consentita una seppur minima pluralità di pensiero, oggigiorno il pensiero unico è dominante. Non vi è contenitore informativo, dove non si commenti il green pass obbligatorio. La deduzione unanime, di conduttori ed opinionisti, non sorretta però ancora da alcun dato, è la seguente: «Il green pass è lo strumento unico per ripartire». Lo dice senza se e senza ma, anche il deputato dem Enrico Borghi. Se si osa anche solo dubitare, come prova a fare giustamente Gianluigi Paragone, si è «impostori di libertà».

La domanda di rito, a prescindere dal programma o dalla rete, rivolta a chiunque si colleghi è sempre la stessa: «Ha fatto il vaccino? Quale?Pfizer o Moderna?» motivo per il quale, si debba raccontare a milioni di telespettatori, situazioni personali di salute come se fosse obbligatorio farlo, ancora sfugge. Pure quelli che orgogliosamente si professano liberali, sposano la teoria social: «Salvini e Meloni facciano il vaccino e lo mostrino sui social» «Io l'ho fatto. La gente seguirà il mio esempio». È il pensiero messianico. Il Covid verrà debellato dalla scienza. Prima o poi. Ci vorrà del tempo ma passerà. La ferma convinzione di avere solo certezze, per qualcuno invece quella so, resterà intatta. 

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