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"Lui ha arrestato per molto meno", botte da orbi tra Sallusti e Travaglio su Davigo

Giada Oricchio

A “Di Martedì”, il programma di approfondimento politico di LA7, martedì 11 maggio, l’ex pm Piercamillo Davigo ha ricostruito la vicenda dei verbali segreti ricevuti in cui l’avvocato Amara ha riferito l’esistenza di una presunta loggia massonica che coinvolge anche la magistratura, ma la ricostruzione è stata terreno di scontro tra il direttore Sallusti e l’omologo Travaglio: “Si sarebbe arrestato”, “E allora Di Matteo?”.

 

Giovanni Floris, il conduttore di “Di Martedì”, ha ospitato Piercamillo Davigo, magistrato simbolo di “Mani Pulite” e lo ha incalzato sull’intricata vicenda dei verbali segreti contenenti dichiarazioni scottanti dell’avvocato Amara. Davigo, che è testimone dell’inchiesta in cui il pm Storari è invece indagato per rivelazione di segreto, ha ribadito la sua verità, ma non ha persuaso il direttore de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti: “E’ un uomo molto imbarazzato, in grande difficoltà, deve sostenere il contrario  di ciò che ha sempre sostenuto, comportamenti così borderline, discutibili, se applicati alla politica o all’impresa avrebbero fatto partire avvisi di garanzia e forse una carcerazione preventiva per inquinamento di prove, cosa che ovviamente non auguro al dottor Davigo che però è vittima del suo stesso metodo. Davigo ha arrestato per molto meno. A parti inverse lui si sarebbe arrestato. Tipo chi? Mah, ha teorizzato la cultura del sospetto, un indizio più un altro indizio, si procede velocemente”.

 

Il direttore de “Il Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, lo ha liquidato  con un sorriso: “Tipo chi ha arrestato? Quando? In questa storia devono parlare le persone che conoscono i fatti. E i fatti sono che Davigo è un membro del CSM che è un organo dove continuamente girano segreti e tutti continuamente sono tenuti al segreto, pensiamo al caso Palamara. Si doveva procedere verso certi magistrati, ma non si dovevano mettere sull’avviso le altre persone coinvolte. Nel CSM tutti sono obbligati al massimo segreto e a loro si possono raccontare i segreti proprio perché per legge sono obbligati a tenerli. Fino a quando la seconda manina non ha spedito i verbali a Di Matteo che ne ha parlato pubblicamente al plenum, i due consiglieri citati da Amara come presunti appartenenti a questa fantomatica loggia non lo hanno saputo. Quindi Davigo non deve rispondere di nulla, è testimone, non indagato, figuriamoci arrestato, anzi ha tenuto un segreto ed è riuscito nello scopo difficilissimo di tutelare il segreto nei confronti delle due persone che non dovevano saperlo”.

 

Ma Sallusti ha ribattuto: “Davigo ha ammesso il vulnus iniziale sulla forma e infatti dice che la sostanza consigliava altro, questo è l’arbitrio di Davigo. Non ha portato nulla al CSM, ne ha parlato in maniera contestata con Ermini. E oggi ci dice che Morra, il presidente della commissione nazionale antimafia è un bugiardo, siamo in un tunnel da cui non si vede la luce”. Ma Travaglio ha difeso Davigo: “E’ passato un anno da quando avrebbe violato le regole e non mi pare che qualcuno del CSM gli ha detto che le ha violate. Quando Ermini è andato al Quirinale a informare Mattarella in quanto presidente del CSM e quando Davigo ha informato gli altri due membri del comitato di presidenza del CSM, Curzio e Salvi, nessuno gli ha contestato un’infrazione. Nessuno gli ha aperto un provvedimento disciplinare o ha detto che sbagliava! L’azione disciplinare gliela potevano fare su due piedi”. Il botta e risposta si è concluso con Sallusti che ha sottolineato: “La cosa corretta l’ha fatta Di Matteo che, appresa l’esistenza del verbale, ha convocato il plenum. Quella era la strada giusta! Tutte le altre erano scorciatoie che aprono a dubbi, lasciano spazio a insinuazioni e sospetti. Davigo è un giocatore, non un arbitro della partita politica di amministrazione della giustizia. E’ una vicenda che svela l’ipocrisia della magistratura come ha raccontato Palamara: nel segreto del CSM accadono cose che non dovrebbero accadere e che non sono a norma di legge” e Travaglio: “Non c’entra una mazza con il caso Palamara, lui si occupava di nomine e raccomandazioni. Forse non è chiaro che Davigo ha dovuto percorrere questi labirinti per informare i vertici del CSM perché due membri dell’organo stesso non dovevano sapere di essere stati accusati da Amara. Non si poteva fare! In base al tuo ragionamento a Di Matteo devi dare l’ergastolo perché convocando il plenum ha avvertito proprio i due consiglieri che non dovevano essere informati! Invece non dovevano sapere che si stava indagando su di loro o che si sarebbe indagato!  Davigo fa tutto quel giro per coprire il segreto e ci è riuscito”.