Il farmaco gratuito per smettere di fumare esiste, ma non basta
A quasi due mesi dalla rimborsabilità della citisina, il farmaco per smettere di fumare, vale la pena capire cosa sta funzionando e cosa no
A Marzo, tutti gli articoli sulla citisina annunciavano: “Arriva il primo farmaco gratuito per smettere di fumare”, come se fosse una novità. In realtà, questo farmaco esiste dagli anni Sessanta, è utilizzato in Polonia da decenni ed era già disponibile nelle farmacie italiane dal 2015, preparato dai farmacisti su ricetta e a spese del paziente. Ciò che è cambiato il 30 marzo 2026 è che l'AIFA ha reso gratuito questo farmaco per coloro che si recano in un centro antifumo del SSN.
Di cosa stiamo parlando nello specifico
La citisina è un alcaloide naturale estratto dai semi del maggiociondolo, la pianta dai fiori gialli che si vede spesso nei giardini e lungo i bordi delle strade. Questa, tecnicamente velenosa se ingerita in dosi alte, per decenni ha fornito una molecola utile alla medicina. In Italia è commercializzata con il nome Recigar, prodotta dall'azienda polacca Adamed e distribuita da Laboratorio Farmaceutico C.T.
La sua rimborsabilità è stata approvata dall'AIFA a dicembre 2025 ed è attiva dal 30 marzo 2026. Il rimborso copre il primo ciclo di trattamento di 25 giorni con 100 compresse per chi accede ai centri antifumo, ha ricevuto counselling e non ha già usufruito del farmaco in precedenza in regime SSN. Fuori da questo percorso, il costo è di circa 90 euro a ciclo. Non una cifra assurda, ma abbastanza da fare differenza per chi ha un reddito basso che, non casualmente, è anche la fascia in cui si fuma di più.
Il quadro in cui si inserisce
Ma quante persone fumano in Italia nel 2025? Dipende dal metodo di conteggio utilizzato. Secondo il Rapporto ISS-Doxa 2023, fuma il 20,5% della popolazione sopra i 15 anni: circa 10,5 milioni di persone, con una media di 12,2 sigarette al giorno e un quarto dei fumatori che supera le 20. Se si allarga la platea a chi usa anche sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, la stima Ipsos-Doxa 2025 arriva a circa 13 milioni tra fumatori, vapers e pouchers, pari al 26,5% della popolazione.
L’altra tendenza preoccupante riguarda i giovani. Tra gli studenti delle superiori, il 70,7% è oggi un "policonsumatore" usa cioè in modo combinato sigarette, sigaretta elettronica e tabacco riscaldato, una percentuale quasi raddoppiata rispetto al 38,7% del 2022. Sembre quasi che il mercato si sia frammentato e rinnovato; la dipendenza da nicotina no.
Nel frattempo, il tabacco causa ogni anno oltre 93.000 morti evitabili in Italia e genera costi sanitari e sociali superiori a 26 miliardi di euro. Sono numeri che dovrebbero pesare di più nel dibattito pubblico.
Come funziona il farmaco nel cervello
Per capire il modo con cui la citisina è in grado di agire, bisogna partire da come funziona la nicotina. Quando si fuma, la nicotina raggiunge il cervello in pochi secondi, si lega a specifici recettori (i recettori nicotinici α4β2) e innesca il rilascio di dopamina. Quella sensazione di soddisfazione, di allentamento della tensione: è lì che nasce la dipendenza. Il cervello impara l'associazione, la ripete, e alla fine la pretende.
La citisina agisce come agonista parziale di quegli stessi recettori α4β2. Da un lato si lega ad essi attivandoli parzialmente, inducendo un rilascio moderato di dopamina che attenua i sintomi dell'astinenza come irritabilità, ansia, insonnia. Dall'altro agisce come antagonista competitivo, impedendo alla nicotina di legarsi e di produrre la sua gratificazione piena.
In pratica: se il fumatore accende una sigaretta dopo aver assunto citisina, non solo non prova la sensazione cercata, ma può arrivare a sentire del disgusto. Il rinforzo positivo che alimenta la dipendenza viene progressivamente smontato. L'affinità di legame verso i recettori α4β2 è sette volte superiore a quella della nicotina.
Vale la pena aggiungere un dettaglio storico poco citato: la vareniclina, il farmaco di riferimento che Pfizer ha ritirato dal mercato nel 2021 per problemi di contaminazione, è stata sviluppata proprio a partire dagli studi farmacologici sulla citisina, di cui è essenzialmente una versione sintetica ottimizzata. La molecola-madre è sempre stata questa.
Il vero problema: la rete che dovrebbe distribuirlo
Qui sta il nodo. Il farmaco è gratuito, ma solo dentro un determinato percorso: prima si deve andare in un centro antifumo del SSN, fare piano terapeutico e poi fare un percorso di counselling. Ma quanti sono questi centri? Il censimento ISS aggiornato a maggio 2023 ne conta 241 su tutto il territorio nazionale. La distribuzione è molto disomogenea: 145 al Nord, 46 al Centro, 50 al Sud. Solo 241 centri per oltre dieci milioni di fumatori. Con una concentrazione geografica che penalizza esattamente le aree dove si fuma di più: al Sud la prevalenza tra gli uomini arriva al 29,7%, contro il 23% del Centro.
Inoltre, non tutti i centri hanno la capacità di prescrivere farmaci in quanto alcuni non hanno medici in grado di farlo. Quindi, il numero reale di strutture operative per questo percorso, è ancora più basso. E molte realtà hanno liste d'attesa che durano mesi. Il paradosso è evidente: chi è più motivato a smettere, e vive al Sud o in un'area con poca copertura sanitaria, ha oggettivamente meno accesso al farmaco gratuito rispetto a chi vive a Milano o Bologna. La rimborsabilità è universale sulla carta; nella pratica, dipende da dove abiti.
Quello che serve adesso
Gli specialisti concordano su un punto: il farmaco da solo non basta e non è mai bastato. L'efficacia dipende fortemente dall'aderenza e dal supporto psicologico abbinato. Senza di esso, i risultati si riducono in modo significativo.
Il dottor Fabio Beatrice, primario emerito dell'Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, è diretto: la citisina deve essere un'opzione di prima linea, e il suo impiego deve passare per medici di medicina generale, pneumologi, oncologi, cardiologi, professionisti dei SerD e tutti gli specialisti impegnati nelle patologie correlate al fumo. In altre parole, non può restare confinata ai soli centri antifumo dedicati: deve entrare nella medicina ordinaria, nella visita dal cardiologo, nel reparto oncologico, nel controllo annuale dal medico di base.
Nel frattempo, la campagna 5eurocontroilfumo.it, promossa da AIOM, Fondazione AIOM, AIRC e Fondazione Umberto Veronesi, ha superato le 40.000 firme nella raccolta per una proposta di legge che aumenti di cinque euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo. L'aumento del prezzo potrebbe ridurre i consumi di tabacco di circa il 37%. È lo strumento di prevenzione primaria più documentato che esiste: colpire il portafoglio funziona, soprattutto sui giovani e sulle fasce più vulnerabili.
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