L'altra profezia di Benedetto XVI: "L'Islam è l'antagonista dell'Europa"
Nella storia movimentata del concetto e della realtà di "Europa" è sintomatico che la preoccupazione per essa si sia sempre presentata in modo accentuato quando incombeva «un pericolo per i popoli che vanno unificati sotto questo nome collettivo». Heinz Gollwitzer ha messo in evidenza come già il passaggio, riuscito dall’inizio dell’epoca moderna, della parola "Europa" dalla lingua colta in quella popolare non sia stato solo una conseguenza della grande efficacia del pensiero umanistico, ma vada considerato anche come una reazione alla minaccia da parte dei turchi. L’Europa scopre sé stessa nel modo più chiaro quando viene messa con forza di fronte a ciò che rappresenta l’opposto della sua essenza. Ci si può avvicinare più facilmente alla natura di una cosa, constatando innanzitutto una volta per tutte ciò che essa non è. Allora una prima tesi, che deve fare da fondamento alla mia relazione, potrebbe essere: solo se il concetto di "Europa" rappresenta una sintesi di realtà politica e idealità morale può diventare una forza determinante per il futuro. Di conseguenza dobbiamo cercare un concetto di Europa che soddisfi queste esigenze. Come metodo ci si è appena offerta, a partire dalla stessa storia del pensiero europeo e della realtà europea, la via di chiedere innanzitutto ai modelli opposti quello che l’Europa non è. Se cominciamo con il rintracciare i modelli opposti a quello che, in base alla sua storia e all’etica custodita in essa, si deve chiamare "Europa", allora vedo in particolare tre di essi che esprimono ciascuno una diversa inclinazione rispetto alla dinamica storica dell’Europa.
In tutto il mondo vi è oggi innanzitutto una forte tendenza psicologica e politica che vorrebbe tornare indietro nella storia, a prima dell’elemento europeo: essa vorrebbe, per così dire, purificare dall’invasione di ciò che è europeo, che viene visto come un allontanamento dalla propria essenza, o addirittura come peccato originale della storia, come causa della pericolosissima crisi nella quale si trova oggi l’umanità. C’è una seconda tendenza a fuggire in avanti rispetto alla storia d’Europa e a mettere da parte il suo orientamento, in modo tale da rompere il legame con i suoi fondamenti. Come terza vi è una tendenza che unisce entrambi i suddetti orientamenti, ottenendo perciò la più salda fusione di realismo e forze motrici ideali e divenendo così anche il più potente modello opposto all’Europa. Di seguito vorrei tentare di tratteggiare brevemente queste tre tendenze, attraverso le quali credo che si possano segnare i confini del concetto di "Europa".
Dalla fine dell’antichità sin nella prima età moderna inoltrata, l’Islam si delineò come il vero antagonista dell’Europa: la contrapposizione fra Europa e Asia, fra Erebo (Occidente) e Oriente, già presente in Ecateo di Mileto nel VI secolo a.C. e intesa non solo geograficamente, continuò ad agire trasformata anche in questo confronto. L’Islam è sin dal suo inizio, sotto certi aspetti, un ritorno a un monoteismo che non accetta la svolta cristiana verso un Dio diventato uomo e che si chiude ugualmente alla razionalità greca e alla sua cultura, che oltre l’idea dell’incarnazione di Dio era diventata parte integrante del monoteismo cristiano. A partire dal XVIII secolo l’Islam aveva perso sensibilmente il proprio peso politico e morale e dal XIX secolo era finito sempre di più sotto l’influenza dei sistemi giuridici europei, i quali si considerarono perciò universalizzabili, in quanto si erano staccati dal fondamento cristiano e ora si presentavano come diritto naturale. Ma dove l’Islam è, oppure diventa vivo come fede, tali sistemi giuridici necessariamente vengono sentiti, proprio per questo, come empi e contrari alla religione. Di fronte all’unità di elemento etnico e religioso essi appaiono come un’aggressione etnica e religiosa al tempo stesso, come un allontanamento non solo da sé, ma anche da ciò che è la propria essenza; le due cose insieme scatenano quella reazione che possiamo osservare oggi.
Vi è da una parte il rafforzamento politico ed economico del mondo arabo, ma dall’altra anche la crisi nella quale è finito il diritto naturale europeo dopo che esso stesso ha rinunciato del tutto ai propri fondamenti religiosi e minaccia di fatto di mutarsi improvvisamente in un dominio dell’anarchia. Nel momento in cui l’Europa mette in questione o elimina i propri fondamenti spirituali, si separa dalla propria storia e la definisce una cloaca, la risposta di una cultura non europea non può che essere una reazione radicale e un ritorno all’indietro, a prima dell’incontro coi valori cristiani. A un altro livello certamente, tuttavia sotto certi aspetti strutturalmente imparentata con questo, sta la forma più terribile e spaventosa del regresso a prima del cristianesimo: ciò che la Germania ha vissuto nella prima metà del nostro secolo e ha dimostrato al resto dell’umanità con il Nazionalsocialismo.
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