Referendum: Bellanova e Tidei (Iv), 'i motivi per cui voteremo No'
Roma, 26 feb. (Adnkronos) - “Noi siamo riformiste e garantiste. Siamo anche due donne: non ci impressionano i muscoli del potere, ci interessano i contrappesi. La riforma della giustizia su cui voteremo il 22 e il 23 marzo li sposta. Per questo diciamo un convinto no”. Lo dichiarano le esponenti di Italia Viva Teresa Bellanova e Marietta Tidei.
“In queste ultime settimane è diventato impossibile far finta di niente: da Addis Abeba Giorgia Meloni ha scelto definitivamente dove posizionarsi. Dopo mesi passati a raccontarci la favola della 'premier europeistaì accanto al cancelliere tedesco Merz, oggi la linea è chiara: prende le distanze da chi, in Europa, mette in guardia contro la deriva Maga e la frattura transatlantica, e strizza l'occhio a un asse politico che ha come punti di riferimento Trump e Orbán. Trump, che ha normalizzato l'idea che le regole vanno rispettate solo quando convengono e arriva ad attaccare persino la Corte Suprema quando non gli dà ragione. Orbán, laboratorio europeo di una democrazia 'a bassa intensità', dove i contrappesi diventano un fastidio".
"Per noi - proseguono Bellanova e Tidei - questo è un punto di non ritorno: non c'è più spazio per l'equivoco. Perché quando, in un quadro internazionale fragile come non vedevamo da decenni, un governo sceglie la compagnia di chi 'normalizza' la pressione sui contrappesi democratici, allora anche le riforme interne vanno lette per ciò che sono: non interventi tecnici, ma operazioni di potere. Ed è esattamente così che guardiamo a questo referendum: una riforma strumentale, pensata più per spostare l'assetto dei poteri dello Stato che per far funzionare meglio la giustizia".
"Noi non neghiamo i problemi della giustizia: tempi, organizzazione, carichi, investimenti. E non ci siamo mai fatte mancare critiche, anche aspre. Ma questa riforma non risolve i problemi. E usa come clava argomenti che non stanno in piedi", continuano le due esponenti di Iv.
"Un esempio su tutti: il tema del 'passaggio' tra magistratura requirente e giudicante viene venduto come emergenza nazionale. La realtà è diversa: dopo la riforma Cartabia i passaggi sono già fortemente limitati e, nei numeri, riguardano meno dell'1% dei magistrati. Non è lì che si gioca la qualità della giustizia italiana. E poi diciamolo chiaramente: da una maggioranza che fa la voce grossa con il garantismo solo quando le conviene, lezioni non ne prendiamo. La vicenda di Rogoredo parla da sola: prima la campagna 'io sto con il poliziotto' e gli attacchi ai magistrati 'perché indagano', poi la retromarcia quando emergono elementi più gravi. È il contrario della cultura delle garanzie: è propaganda, è forcaiolismo a corrente alternata".
"Per questo, da riformiste vere, diciamo No: No alle riforme costituzionali usate come bandiera e come leva per indebolire i contrappesi; Sì a una giustizia più veloce e più giusta con risorse, organizzazione, responsabilità e riforme misurabili; Sì a un'Italia pienamente europea, che non flirta con chi logora lo Stato di diritto. Il 22 e 23 marzo 2026 votiamo NO. Per difendere l'equilibrio tra i poteri e chiedere riforme serie, non propaganda”, concludono Teresa Bellanova e Marietta Tidei.
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