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**Omicidio Carol Maltesi: Cassazione annulla ergastolo Fontana, ci sarà l'appello ter**

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Milano, 17 feb. (Adnkronos) - La Cassazione ha annullato l'ergastolo per Davide Fontana: per l'imputato condannato per l'omicidio di Carol Maltesi ci sarà dunque un terzo processo d'appello. La decisione, anticipata da La Prealpina, è arrivata lo scorso 10 febbraio e sarebbe legata all'aggravante della premeditazione, riconosciuta nell'appello bis celebrato lo scorso maggio a Milano. Era stata già allora la Cassazione a chiedere ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di valutare nuovamente l'eventuale sussistenza dell'aggravante della premeditazione, tra i recenti motivi d'appello sollevati dal difensore Stefano Paloschi. Solo dopo che saranno resi noti i motivi della decisione in Cassazione verrà fissata la nuova udienza del processo d'appello ter che si terrà sempre a Milano, davanti a un nuovo collegio di giudici.

E' l'11 gennaio del 2022 quando l'ex bancario uccide la fidanzata di 26 anni nella sua abitazione di Rescaldina (Milano) poi si libera del corpo, in precedenza fatto a pezzi. La coppia aveva deciso di girare un video hard da vendere su OnlyFans: la giovane viene colpita alla testa con un martello per 13 volte mentre è legata a un palo della lap dance e poi finita con una coltellata alla gola. L'uomo non avrebbe accettato l'imminente trasferimento della donna in provincia di Verona. Dopo l'omicidio Fontana fa a pezzi il corpo tenendo i resti nel congelatore per settimane e infine gettando i quattro sacchi di plastica da un dirupo a Paline di Borno, in provincia di Brescia.

Nel primo appello i giudici hanno riconosciuto l'omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, aggravanti che hanno fatto aumentare la pena dai 30 anni decisa in primo grado dai giudici di Busto Arsizio (Varese) all'ergastolo. La Cassazione ha poi annullato con rinvio sull'aggravante della premeditazione, ora dopo l'appello bis che ha riconosciuto la premeditazione arriva l'ultimo intervento della Suprema Corte che chiede ancora di sciogliere il riconoscimento o meno dell'aggravante della premeditazione che fa la differenza tra 30 anni di reclusione e il carcere a vita per l'uomo oggi 47enne.

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