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calciatori, risultati e potere

Moggi incorona il suo erede: "Lotito ora è bravo quanto me"

Parla l'ex dirigente juventino

«Ricorso Juve temerario»

Luciano Moggi

Luciano Moggi è stato per almeno trent’anni uno dei maggiori protagonisti del calcio italiano. Uomo dotato di grande intelligenza ha costruito il Napoli di Maradona e Careca e la Juventus degli anni tra il 1994 e il 2006. Poi è arrivata Calciopoli, con le sue verità e i suoi processi, ma anche con i suoi lati oscuri e le sue incongruenze. Lui ha pagato più di tutti, ma non ha avuto crisi di rigetto: il pallone resta sempre la sua vita.

Dottor Moggi, cosa pensa dell’attuale calcio italiano?
«La cosa positiva è che non c’è più una sola squadra che fa corsa a sé. Quest’anno, ad esempio, sono certo che oltre ai bianconeri possono giocarsi il titolo anche Inter e Napoli. Questa situazione rende il torneo più avvincente, anche se poi...».

Poi...?
«Poi ci sono partite inguardabili, che finiscono con risultati che sarebbero giusti per Wimbledon o per il Roland Garros. La verità è che un campionato a venti squadre non ha senso. La forbice tra le big e le piccole è troppo ampia. Per me dovrebbe essere ridotto a sedici. Ma l’Assemblea dei Presidenti non sarà mai d’accordo, verrebbe meno una bella fetta di incassi per i diritti tele- visivi. E quando si vanno a toccare i soldi tutte le buone intenzioni e i bei discorsi svaniscono in un lampo».

Quali sono le società migliori?
«Certamente...

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