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IL GIORNO DELLA CILECCA

Mafia Capitale non è mafia. Gioie, lacrime e veleni nel bunker di Rebibbia

Mafia Capitale non è mafia. Gioie, lacrime e veleni nel bunker di Rebibbia

Apparentemente impassibili hanno ascoltato il verdetto per loro più importante, quello che ha messo la parola fine all'accusa infamante di essere dei mafiosi. In collegamento video dal carcere di Parma, Massimo Carminati è rimasto tutto il tempo in piedi, con lo sguardo fisso sul monitor che inquadrava la presidente Rosanna Ianniello mentre dava lettura del dispositivo, non lasciando trasparire alcuna reazione; salvo poi sfogarsi, a udienza conclusa, in una lunga telefonata con il suo avvocato, ammettendo: «Avevi ragione tu, non immaginavo che sarebbe finita così». Salvatore Buzzi, invece, seduto alla scrivania del penitenziario friulano di Tolmezzo, ha preso appunti con grande diligenza sulle pene inflitte a tutti gli imputati.

Solo nel momento in cui il Tribunale ha dato lettura dell'assoluzione dal reato di 416 bis, a lui contestato, si è alzato dalla sedia stringendo il pugno in un gesto di esultanza. Non hanno invece trattenuto la soddisfazione per il risultato conseguito i legali di quelli che erano stati additati come gli organizzatori della presunta associazione mafiosa.

«Abbiamo vinto! - ha commentato trionfante l' avvocato Alessandro Diddi, che ha difeso Buzzi insieme al collega Pier Gerardo Santoro - Ci abbiamo creduto sin dall'inizio. Abbiamo sempre detto che la mafia non c'era e finalmente i giudici ci hanno dato ragione. Abbiamo dato una grande lezione alla Procura. È una sconfitta totale per i pm. Hanno investito sul 416 bis...

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