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TORMENTI DEMOCRATICI

Rosatellum, la legge elettorale slitta al 5 giugno

Rosatellum, la legge elettorale slitta al 5 giugno

Nuovo rinvio sulla legge elettorale. Slitta, infatti, dal 29 maggio al 5 giugno l'approdo in aula alla Camera del cosiddetto "Rosatellum", dal nome del capogruppo Pd Ettore Rosato che ha proposto un sistema misto, al 50% maggioritario e 50% proporzionale. La decisione arriva dopo una conferenza dei capigruppo convocata d'urgenza in serata, quando ormai Montecitorio è deserto, per risolvere una situazione di impasse venutasi a creare in commissione Affari costituzionali.

I dem, dopo l'invito rivolto da Matteo Renzi alle altre forze politiche per rispettare i tempi, provano ad andare in aula il 29 maggio nonostante sia ancora da provare il nuovo testo base. Il relatore Pd Emanuele Fiano chiede di incardinare il provvedimento, ma riceve lo stop di Forza Italia, M5S, Mdp e dei centristi alleati di Governo. In un ufficio di presidenza fiume si susseguono conte di numeri e interpretazioni del regolamento sui voti necessari per definire il calendario, e alla fine il presidente Andrea Mazziotti decide di rivolgersi direttamente alla presidente della Camera Laura Boldrini per risolvere la situazione convocando la conferenza dei capigruppo. Il nuovo calendario prevede l'adozione del testo base martedì e il termine per la presentazione degli emendamenti venerdì 26.

Alla fine tutti si dichiarano soddisfatti, con il capogruppo dem Rosato contento di arrivare entro giugno all'approvazione del provvedimento e Mazziotti, Forza Italia e il resto del fronte che premeva per il rinvio fieri di avere più tempo e Commissione per esaminare ed emendare il testo. Intanto il Pd incassa l'altolà di Pier Luigi Bersani sul "Rosatellum".

"Adesso che c'è il testo, nero su bianco, della proposta Pd temo che Prodi e Pisapia dovranno riconsiderare le loro pur cautissime aperture", scrive su Facebook il leader di Mdp. L'allusione alla coalizione? "piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada", attacca. Di più. Per l'ex segretario dem "siamo di nuovo all'eccezionalismo italico, siamo all'ennesima e pasticciata invenzione dell'ultima ora", un'invenzione - sottolinea "ad usum delphini".

Lo stop di Bersani, e i toni con cui è arrivato, non piacciono a Matteo Renzi. Il segretario Pd in questi giorni ha ripetuto ai suoi di non eccedere nell'astio nei confronti degli ex compagni. Nell'ottica di strizzare l'occhio a Pisapia, senza preclusioni di principio per Mdp, andava anche la scelta dei collegi, quella di non inserire il nome del premier sulla scheda, il no alle preferenze. A questo punto, però, spiegano i renziani, è evidente che da parte di Bersani "c'è un problema irrisolvibile". "La nostra proposta ripercorre quello che abbiamo sempre detto - sottolinea Ettore Rosato, autore del la sua è una valutazione condizionata da una sorta di rancore verso Matteo Renzi che non c'entra niente con il merito".

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