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AFFONDO A CINQUE STELLE

Primarie Pd, Grillo all'attacco: "Meglio la democrazia dei clic"

Primarie Pd, Grillo all'attacco: meglio la democrazia dei clic

Beppe Grillo

La sfida fra i tre candidati alla segreteria del Pd si trasforma in terreno di scontro tra il partito e il Movimento 5 Stelle. Democrazia online contro democrazia tradizionale, la partita corre sul web a colpi di tweet e di post. "La democrazia non è questione di clic, di code ai seggi, di alzate di mano o di schede su cui segnare una croce - scrive Beppe grillo -. La democrazia è questione di consentire a tutti i cittadini di informarsi, di esprimere la propria opinione e di rendere effettiva la decisione collettiva". Sembra uno stralcio di dialogo di The Circle, ma è il blog della maggiore forza politica italiana a pronunciarsi. "È completamente insensata la polemica sulla democrazia dei clic - prosegue il leader Cinquestelle - che sarebbe inferiore alla democrazia delle schede di carta di cui si fanno promotori il Pd, gli altri partiti del '900 e tutti i giornaloni. Nasconde una visione antistorica, antitecnologica, orientata al passato piuttosto che al futuro e anche un po' feticista".

Il garante del M5S replica alle considerazioni dei Dem, a cominciare da Matteo Renzi, sempre critico nei confronti del metodo pentastellato. "Per dare un minimo di senso alle loro primarie a pagamento - è l'affondo di grillo - le mettono a paragone con il MoVimento 5 Stelle. Renzi si scaglia contro quelli che decidono tutto con un clic, Giachetti esalta le code ai seggi per votare contro i clic, Zanda parla a vanvera di dittatura dei clic".

"È proprio vero: la democrazia è qui. Altro che clic e segrete stanze, noi ci mettiamo in coda e andiamo a votare", twitta l'ex candidato sindaco del Pd a Roma, Roberto Giachetti. Non è da meno Francesco Nicodemo: "Alle 12, 700mila votanti alle Primarie Pd. Grillini del partito azienda 2.0, sciacquatevi la bocca quando parlate dei nostri militanti elettori". La difesa dei democratici è tutta sui social network. "Noi facciamo decidere a milioni di persone. Gli altri a pochi in una stanza ad Arcore o negli uffici della Casaleggio", scrive il senatore Francesco Russo, senza citare Forza Italia e Cinquestelle.

"L'atto democratico non è quello finale del voto - sottolinea Grillo - ma il processo informativo che porta a essere consapevoli del voto che viene dato. Clic o scheda è una questione di progresso tecnologico e di offrire un servizio migliore ai cittadini. Il MoVimento 5 Stelle, tramite Rousseau, offre ai suoi iscritti il servizio del voto online perché è più comodo e costa meno: è più efficiente. Scagliarsi contro la 'democrazia dei clic' è come protestare contro il 'bonifico dei clic' e rimpiangere i tempi in cui dovevi fare la fila in banca per pagare l'affitto o mandare soldi ai tuoi figli, o come prendersela con l'e-commerce perché andare fisicamente in un negozio sarebbe meglio per fare un acquisto. Ma dove vivono?". "Grillo rosica e parla a caso delle primarie", replica il senatore Stefano Esposito. Più raffinata la senatrice Sandra Zampa, responsabile comunicazione della mozione Orlando: "Povero Beppe grillo, oggi siamo alla volpe e l'uva di La Fontaine". C'è poi chi confronta i numeri. "Da una parte milioni di italiani, dall'altra qualche centinaia. Come fa grillo anche solo a paragonare le primarie del Pd con i suoi pochi clic?", si chiede Andrea Marcucci.

Parole pesanti nei confronti di Grillo e del Pd arrivano anche da Forza Italia, con il responsabile Enti locali Osvaldo Napoli che dà del "necroforo della democrazia" a Beppe Grillo e attacca le primarie definendole uno "strumento che, senza una disciplina legislativa, non funziona ed è manipolabile". Drastico l'affondo dell'ex parlamentare azzurro: "Grillo offende l'intelligenza degli italiani facendo passare la libertà di scelta che si esercita on line ma controllata dalla piattaforma Rousseau, di proprietà di una società privata. Una tale forma di privatizzazione della volontà delle persone per assumere decisioni di rilevanza pubblica è un'aberrazione, un mostro che rischia di fagocitare ogni spazio pubblico per l'esercizio della libertà personale".

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