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IL PREMIER A DOMENICA IN

Gentiloni: avanti fino a fine legislatura e meno tasse sul lavoro

Gentiloni: avanti fino a fine legislatura e meno tasse sul lavoro

Non più solo il completamento dei provvedimenti varati da Renzi. Gentiloni passa alla fase 2 di un governo "nato con il fiatone": ora "una agenda strutturata di riforme" per superare "il messaggio di provvisorieta'" e inviare un "segnale rassicurante" ai cittadini. Si parte con il Def, si punta a "meno tasse sul lavoro", l'obiettivo è arrivare "a fine legislatura". Il presidente del Consiglio indica quale sarà la strada del suo esecutivo.

Senza lavoro migranti a rischio radicalizzazione
Interviene sul tema dell'immigrazione: "Nel corso del percorso graduale elaboriamo nelle città e nei comuni un piano per dare accoglienza dignitosa e far lavorare queste persone in modo che il loro lavoro sia utile alla comunità. Se non lavorano i rischi di radicalizzazione si moltiplicano", osserva Gentiloni, si tratta di "lavori volontari per aiutare la nostra comunità". Sul fenomeno dei furbetti del cartellino ("Severità per difendere la dignità dei dipendenti"), sul Sud ("serve una legislazione speciale") e anche sul testamento biologico: "Il governo resta in disparte ma è una legge doverosa". Si va avanti, quindi, "con responsabilità", con lo stile della moderazione - "un pregio ma bisogna decidere" - dalle 7 di mattina fino a tarda sera "finché il fisico regge". Ma è anche il Parlamento - questo lo sprone del premier - che deve fare un passo avanti: "non è un palcoscenico per risse", ora "produca di più" e con collaborazione reciproca.

Inchiesta Consip
Gentiloni parla a tutto campo in un'intervista a Domenica in. Anche sullo scandalo Consip. Venerdì in Cdm aveva invitato i ministri a tenere fuori l'esecutivo fuori dalla contesa. Oggi l'invito è rivolto alla magistratura affinché "faccia chiarezza al più presto" perché "sarebbe grave" se si riscontrassero "elementi di corruzione". La difesa nei confronti del ministro Lotti è totale, "vale la presunzione di innocenza per tutti i cittadini" e "non si capisce neanche la mozione di sfiducia" in arrivo in Parlamento visto che la notizia del presunto coinvolgimento di Lotti "è arrivata a dicembre e nulla e' cambiato". La preoccupazione del premier è un'altra: per paura della corruzione il rischio è che "non si decida più" neanche a livello delle amministrazioni locali e dunque non servono solo "anticorpi" ad un problema che si presenta ciclicamente ma "occorre che ognuno ci metta la faccia".

L'Europa
L'ultimo appello del premier è per l'Europa: non sia solo quella dello zero virgola, ma si faccia carico dei problemi dei cittadini, a partire dall'emergenza immigrazione, "alcuni Paesi non aiutano affatto". Il premier è in partenza per Parigi: domani avrà un incontro con il presidente francese Hollande, con il primo ministro spagnolo Rajoy e con la Cancelliera tedesca Merkel per preparare le celebrazioni dei trattati di Roma. La dichiarazione avverrà a fine marzo nella Sala degli Orazi e dei Curiazi in Campidoglio: indicherà il percorso dell'Unione europea per i prossimi dieci anni per arrivare "ad un'Europa più sociale e più giusta". La crescita al centro "ma io questa Europa me la tengo stretta", senza - premette il presidente del Consiglio che si dice sicuro dell'aiuto Ue sul terremoto - "non si va lontano".

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