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DOPO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM

Manovra, il testo in aula e domani si vota

Le dimissioni del premier congelate fino al via libera alla Legge di Bilancio. Mattarella: "Ci sono scadenze da mantenere". Slitta anche la direzione del Pd

Manovra, il testo in aula e domani si vota

Il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Giorgio Mattarella

Accelerano i tempi per il nuovo Governo. La manovra sarà approvata in aula al Senato domani pomeriggio, con la fiducia. Il testo riceverà perciò il via libera da palazzo Madama in una formulazione identica a quella uscita da Montecitorio e diventerà subito legge, sgombrando il campo alle dimissioni di Matteo Renzi congelate fino all'approvazione della manovra e all'avvio del percorso per la formazione di un nuovo esecutivo. Contemporaneamente, alle 15, è in programma la direzione del Pd, nel corso della quale il segretario scioglierà la riserva sulle sue intenzioni per il partito.

Intanto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha annullato gli impegni a Milano per la prima della Scala "per seguire gli sviluppi e la situazione politica", il che lascia immaginare che Renzi salirà al Colle già domani sera. Mentre potrebbero iniziare già nella mattina di giovedì, giorno dell'Immacolata, le consultazioni. Il primo giro prevede l'incontro con il presidente emerito Giorgio Napolitano, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso.

Le opposizioni hanno chiesto di posticipare alla prossima settimana l'esame del provvedimento, ma la richiesta è stata respinta. Chiedevano di rimettere mano al testo per concludere quei capitoli che erano stati lasciati in sospeso a Montecitorio. "Avevamo assunto - lamentano i parlamentari M5S - un atteggiamento responsabile e collaborativo su questioni importanti, vedi il capitolo enti locali. Invece il Governo che non c'è più ha preferito rinviare al Senato i dossier più spinosi, concentrandosi su mance e marchette che non sono servite a coprire la verità dei fatti e non gli hanno risparmiato la débacle". Mentre il senatore di Fi Vincenzo Gibiino attacca: "Con il voto referendario gli italiani hanno chiesto il ritorno ad una democrazia vera, partecipata, nella quale il Parlamento deve tornare ad avere un ruolo centrale e non sussidiario. Si chiede di discutere, di affrontare nel dettaglio un testo che troppo ricalca l'arroganza di un governo sfiduciato dagli italiani". Gli fa eco il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Arturo Scotto: "I dati Istat di oggi ci raccontano molto del No al referendum costituzionale. Gli italiani hanno altri problemi: la povertà e l'esclusione sociale. Piuttosto che fare in fretta e furia una manovra di Bilancio fatta di mancette pensate per vincere il referendum sarebbe necessario rispondere subito a queste due urgenze". Nel frattempo è slittata a domani la direzione del Pd sul post referendum, riunione nella quale si attende un aspro confronto tra renziani e sinistra Dem.

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