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Scorta alla Boldrini, la rabbia della polizia

Sindacati: «Mai visti agenti dormire dentro la casa di una carica istituzionale» IL PORTAVOCE: "Non scelse lei di aumentare gli agenti" LA RISPOSTA: "Faccia un bel gesto: rinunci a 2 auto su 3"

Il Siulp conferma che mai una carica istituzionale ha avuto un sistema di sicurezza e protezione così imponente. Il Sap consiglia ironicamente alla presidente della Camera di «stare attenta ai poliziotti malati». Il Coisp denuncia che uno «scempio» come quello dei 27 uomini impegnati a garantire unicamente l’incolumità di Laura Boldrini «è un’offesa allo Stato, alle Istituzioni e a tutti gli italiani». Il Siap chiede nuove regole. L’inchiesta pubblicata da Il Tempo sull’enorme apparato di protezione per la terza carica dello Stato, il suo fidanzato e la figlia (che ci costa ogni anno oltre un milione e centomila euro) ha fatto infuriare i sindacati di Polizia. E a poco valgono le precisazioni del suo portavoce, il quale sostiene che non è stata lei a chiedere di rafforzare la scorta ma che, invece, a decidere sono stati i «responsabili di pubblica sicurezza». Una versione smentita dal segretario generale del Siulp di Roma: «Il Comitato di sicurezza e ordine pubblico, benché libero e scevro da qualunque condizionamento, non può non tener conto delle indicazioni che vengono fornite dal Presidente della Camera - afferma Saturno Carbone - E, per quanto ci sforziamo, non ricordiamo un altro caso di operatori di polizia che abbiano ricevuto l’ordine impartito dal Comitato di dormire nello stesso appartamento della carica istituzionale che proteggevano...Fino ad oggi sono sempre bastati la scorta e il posto fisso. Per concludere - dice ancora Carbone - fino a prova contraria, la persona che ha subito l’attentato a piazza Colonna era un appartenente alle forze dell’ordine e non una carica istituzionale. Se fosse vero che la scorta alla Presidente della Camera è stata rinforzata dopo quell’episodio, allora dovrebbero darla a ogni singolo agente o carabiniere...». Per il segretario del Sap, «la presidente della Camera, spesso critica nei confronti delle forze di polizia e sempre pronta a stringere le mani a tutti, fuorché alle vedove e ai parenti dei poliziotti morti in servizio, non può avere una scorta così rilevante. Ammiriamo da questo punto di vista il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che gode certamente di un dispositivo di sicurezza più discreto e che non si risparmia passeggiate a piedi e viaggi in treno - spiega Gianni Tonelli - Vorrei poi permettermi di dare un consiglio alla Presidente Boldrini, considerato che molti nella sua parte politica ritengono che la Polizia di Stato sia "malata". Stia molto attenta dal punto di vista della profilassi, considerato l'alto numero di poliziotti che frequenta ogni giorno e che rischiano la vita per proteggerla...». Il Siap, da parte sua, ritiene necessaria «l’introduzione di nuove regole di ingaggio in merito all’impiego e all’uso delle scorte adibite alle personalità istituzionali più rilevanti della Repubblica, per evitare che i poliziotti impegnati nei servizi siano esposti a richieste assurde, tra cui le intemperanze dettate da aspetti caratteriali e culturali della personalità scortata», propone il segretario Giuseppe Tiani. «Mi permetto di ricordare alla Presidente Boldrini - continua Tiani - che la scorta deve essere limitata ai casi di assoluta necessita, quando cioè sono realmente conclamati i rischi a cui sono esposte le personalità e, il principio deve valere anche per le figure istituzionali più importanti, per cui va fatta una selezione più stringente anche sul tipo di scorta da adottare e impiegare, considerati gli elevati costi». Secondo Franco Maccari, segretario del Coisp, il sistema delle scorte «è inefficiente, considerato che comporta non di rado costi del tutto evitabili e praticamente inutili, è soggetto ad abusi di ogni genere e necessita di una revisione completa, di una previsione chiara e rigida di compiti e di limiti entro cui deve svolgersi un servizio che resta pubblico, ma che troppi intendono come un rapporto di natura "privatistica", pensando di poterne disporre a proprio piacimento. La scorta - prosegue Maccari - è per lo più concepita come uno status symbol. Solo chi pensa di poter disporre di chi serve lo Stato (e non lo scortato, si badi bene) può concepire una frase come "intendo rinunciare alla scorta". Lo scortato può solo decidere di andare ben oltre i limiti della correttezza e dell'onestà, prendendoci gusto e finendo per abusare di un servizio reso nel solo interesse dello Stato. Denunciamo da tempo certi scempi che, soprattutto in tempi in cui si chiedono sacrifici agli italiani e miracoli ai Poliziotti, sono un'offesa allo Stato, alle Istituzioni, a tutti i cittadini».

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