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"Nei Tg troppo spazio al governo"

"Nei Tg troppo spazio al governo"

Paolo Garimberti

Più pluralismo nel Tg1, Tg4 e Studio Aperto. La bacchettata arriva dall'Agcom. Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha deciso a maggioranza «un ordine a Tg1, Tg4 e a Studio Aperto di riequilibrio immediato tra tempo dedicato alla maggioranza e all'opposizione, evitando altresì la sproporzione della presenza del Governo, specie in relazione alla campagna elettorale d'imminente inizio». La decisione arriva a ruota dopo che, sempre l'Autorità, aveva varato all'unanimità il regolamento per le tv private in vista delle amministrative di maggio, andando nel senso opposto rispetto a quello seguito dalla maggioranza. Secondo un'elaborazione dei dati dell'Agcom relativi al periodo dicembre-febbraio, governo, presidente del Consiglio e partiti di maggioranza hanno occupato il 57% del tempo di parola nel Tg1, oltre il 72% nel Tg4 e il 66% in Studio Aperto. Sul fronte dell'opposizione, il Pd ha avuto circa il 13% nel Tg1, l'8,7% nel Tg4 e il 21% circa in Studio Aperto. Il Consiglio dell'Agcoma ha anche ribadito che «deve essere assicurato il diritto di replica».

La precisazione arriva a conclusione dell'istruttoria avviata nei confronti della trasmissione Report del 24 ottobre 2010 dopo un esposto del ministro Giulio Tremonti. La Rai in precedenza aveva assunto un impogno in tal senso al qualeperò non aveva dato seguito. È stato anche deciso di regolamentare i «videomessaggi» al di fuori del periodo elettorale, periodo nel quale questi sono vietati. In Rai intanto sono accesi i riflettori sulle nomine. Il cda di oggi si annuncia molto infuocato. Il direttore generale Mauro Masi proporrà la nomina di Susanna Petruni alla direzione del Tg2, quella di Gennaro Sangiuliano come vicedirettore vicario al Tg1. E, sempre nella testata della rete ammiraglia, l'arrivo di tre nuovi vicedirettori: Fabio Massimo Rocchi, Filippo Gaudenzi e Franco Ferraro, quest'ultimo da Sky. Non è scontato però che l'esito sia questo. Al cda potrebbe non partecipare il consigliere Angelo Maria Petroni mentre Giovanna Bianchi Clerici sarebbe intenzionata a non votare per la Petruni. Questo perchè la Lega reclama da tempo una poltrona di peso che non ha ancora avuto. La vicedirezione che verrebbe data a Ferraro (in quota al Carroccio) non è abbastanza. In caso di defezione dei due consiglieri non ci sarebbe la maggioranza e si andrebbe all'interim con Mario De Scalzi.

Il presidente di viale Mazzini Garimberti già più volte ha sottolineato che per poltrone così strategiche si richiede la più ampia convergenza possibile. Ma in questo caso, oltre alle polemiche dell'opposizione, ci sarebbe anche una spaccatura nella maggioranza. I consiglieri di minoranza, Nino Rizzo Vervo e Giorgio Van Straten hanno annunciato «un esposto alla Corte di Conti per valutare se l'assunzione dall'esterno» di Giuseppe Ferraro sia così necessaria a fronte dei 1.650 giornalisti in azienda». Ad agitare le acque anche la decisione del presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, relatore del regolamento per la par condicio per le elezioni amministrative, di dichiarare inammissibili i quattro emendamenti presentati dal Pdl che equiparano i programmi di informazione e approfondimento a quelli di comunicazione politica, e che avrebbero potuto portare la Rai a ripetere la sospensione dei talk show.

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