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Le scelte dei partiti

L’era Di Maio: arroganza e cerchi magici

La disfatta di Renzi non ha insegnato nulla all’aspirante premier grillino circondato da gruppetti litigiosi

Di Maio: Gentiloni camomilla per i malati terminali. Esplode la polemica

Luigi Di Maio

Caro direttore, cerchi magici e arroganza: possibile che la rovinosa caduta di Renzi non abbia insegnato nulla ai nuovi simpatici “mostri”, o aspiranti tali, che puntano a Palazzo Chigi? Ora quasi tutta la scena è per Giggino Di Maio, il rassicurante e imperturbabile scugnizzo che, travestito da statista, fa sognare. Eppure, come è stato per Renzi, anche lui rischia di circondarsi solo di un piccolo gruppetto di fedelissimi che faranno, come il giglio magico, il bello e il cattivo tempo. Al top, ovviamente, tre campani: Dario De Falco, Vincenzo Spadafora e Roberto Fico. Mentre dal “Regno di Sardegna e Piemonte" vengono Pietro Dettori (Cagliari) e Laura Castelli, una torinese di origini siciliane, puntuta e mai sorridente. Dettori è una sorta di Ninja che interviene nelle operazioni più delicate, su espressa richiesta del guru Davide Casaleggio. Un Movimento così autoreferenziale, con una potente e litigiosa lobby gay al suo interno, sarà in grado di gestire un governo ed un mare di parlamentari o cercherà invece di coinvolgere anche alti dirigenti e consiglieri di Stato umiliati durante la breve era renziana?

A proposito di arroganza, il pensiero corre a Carlo Calenda. Pronto sempre a rinnegare ogni padrino, da Montezemolo a Renzi, fino alla Bonino, ora sogna addirittura Palazzo Chigi o la segreteria del Pd, dove si presenta come un novello Messia spinto da un gruppetto di canottieri e cineasti dei Parioli, vicini a Luca Lotti. Di Renzi, senza avere quei tratti di burlonesca simpatia, il neo compagno Ministro incarna un ego ipertrofico, suscettibilità al limite del parossismo e desiderio di incutere terrore sui propri collaboratori, a partire dalla super assistente Chiara Amadei, fino al suo “cocco”, Segretario del Mise, Andrea Napoletano. Per una forma di nervosismo che lo porta ad ingoiare decine di pillole al giorno e a fumare come un turco, già una volta gli è capitato un down proprio negli uffici di via Veneto dove si esibisce in pirotecniche scenate.

Nel frattempo, tra una sigaretta e un'altra, restano aperte decine di tavoli di crisi, anche perché li coordina Gianpiero Castano, ex Cgil, che insegue solo casse integrazioni, mentre l'israeliano Genish, ad della strategica Tim, sta ridimensionando le aziende italiane (Sirti, Sielte, Site, Valtellina, Ceit) a favore di quelle francesi provocando licenziamenti. Ma tornerà mai il tempo della politica concreta, vera, fatta di dialogo e di confronto duro, ma leale, nei partiti, tra i partiti e con le istituzioni? Speriamo che Mattarella, prima o poi, li faccia ragionare tutti.

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