cerca

REFERENDUM COSTITUZIONALE

I monarchici a difesa della Repubblica: "Votiamo no alla riforma Boschi"

Al referendum costituzionale i monarchici votano no e difendono la Repubblica

«Al referendum Costituzionale voterò no. Dà troppo potere a un lato solo della politica». Giusto un mese fa era stato Amedeo di Aosta a spiazzare tutti. L’erede dell’ultima dinastia regnante in Italia che si schierava in difesa di quella stessa Costituzione che, all’articolo 139, rende di fatto impossibile il ritorno della monarchia.
Alle dichiarazioni del Savoia che, stando alla Consulta del Regno incaricata da re Umberto II di dirimere le questioni dinastiche, sarebbe il re d’Italia se oggi ci fosse ancora la monarchia, seguirono diverse polemiche. Come se a un Savoia non fosse permesso esprimersi su una questione che ha visto schierarsi persino Barack Obama.
Fatto sta che, da quella pronuncia, dall’universo dei nostalgici del re non erano arrivati altri segnali. Fino ad oggi. Alessandro Sacchi, presidente dell’Umi (Unione Monarchica Italiana) annuncia infatti a Il Tempo la mobilitazione della sua associazione contro la riforma Boschi. Per difendere la Carta repubblicana, insomma, si smuovo anche i fan della corona.
«Lo so che sembra un paradosso - esordisce Sacchi -. In fondo anche a noi questa Costituzione non sembra la migliore possibile. Ma la riforma sulla quale si voterà è peggiore del male che vuole curare». Il presidente dell’Unione Monarchica non ci sta a passare per conservatore: «Noi - spiega - siamo i più riformisti di tutti. Si figuri che vorremmo riportare la corona in Italia e cancellare quell’obbrobrio dell’articolo 139. Semplicemente - me lo lasci dire da napoletano - non possiamo permettere che l’opera dell’esimio Enrico De Nicola sia emendata dall’avvocato Maria Elena Boschi».
Da avvocato amante della storia, Sacchi sa alternare battute a effetto ad analisi approfondite. Così entra nel merito della sua contrarietà alla riforma. «Partiamo dal bicameralismo paritario. Perché abolire un sistema di controllo reciproco che ha funzionato nei settant’anni di Repubblica e, ancora prima, negli ottant’anni dello Statuto Albertino?». Lo Statuto Albertino, avvocato? «Certo. Anche all’epoca esistevano due Camere, anche se i senatori erano di nomina regia e restavano in carica per tutta la vita. Ma per essere nominati era necessario un curriculum di assoluto valore. Pensi che Salvatore Di Giacomo, sommo poeta napoletano, non fu considerato degno di farne parte. Se rifletto su chi siede oggi a Palazzo Madama...».
Il bicameralismo paritario, stando a sentire Renzi, è però diventato un freno eccessivo all’azione di un governo dinamico. «È assolutamente falso - tuona Sacchi - perché quando c’è qualche riforma da approvare in tutta fretta, vedi la Fornero sulle pensioni, le cose vengono fatte nel giro di pochi giorni».
Oltre al merito, per il presidente dell’Umi c’è anche un problema di metodo: «Oggi c’è un presidente del Consiglio, che non è mai stato eletto dai cittadini, che ha nominato un ministro delle Riforme che, a sua volta, mira a modificare un terzo della Carta fondamentale senza che nessuno l’abbia legittimata a farlo. Ecco perché, se proprio si ritiene necessario aggiornare la Costituzione, e a mio avviso lo è, sarebbe meglio eleggere una nuova Assemblea Costituente che rappresenti tutte le sensibilità degli italiani». Anche dei monarchici, avvocato Sacchi? «Certo. Non dimentichi che, prima della proclamazione, i membri dell’Assemblea originaria non sapevano ancora se al Referendum Istituzionale avrebbe vinto la Monarchia o la Repubblica. Tanti monarchici sedettero in quell’assise. Peccato che non riuscirono a impedire quell’obbrobbrio dell’articolo 139, che di fatto dichiarava "illegali" i dieci milioni di italiani ancora fedeli al Re. Ecco, oggi vorrei una Costituzione che non si accanisse in quel modo sugli sconfitti».
Ma quanti sono i monarchici in Italia? La loro scelta può davvero rivelarsi decisiva per l’esito del referendum sul ddl Boschi? Qui Sacchi pecca di ottimismo quando si spinge a stimare in «cinque milioni» gli italiani che vorrebbero la restaurazione di Casa Savoia. Ma, fossero anche meno della metà, i nostalgici del Re non andrebbero sottovalutati da partiti che si litigano persino il voto di un milione di italiani all’estero. «Ovviamente non tutti i monarchici voteranno allo stesso modo - ammette Sacchi -, su alcuni la propaganda ingannevole del governo, con quel quesito così fuorviante, ha fatto effetto. Ma adesso passeremo al contrattacco con una vera campagna informativa. Si parte da Napoli il 18 novembre, quando dovremmo avere al nostro fianco anche parlamentari come Renato Schifani. Qualche giorno dopo saremo in Puglia. Ma il calendario degli eventi si arricchirà di ora in ora». E chissà che non si crei un’inedita alleanza tra partigiani e realisti. Miracoli dell’Italia renziana.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500