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LA PIAZZA

La dura legge del Rosichellum

Grillini, no vax, forconi, scissionisti Pd, Pisapia e il generale Pappalardo. Col cuore c'era pure Napolitano. Tutti contro la legge elettorale (ma la fiducia regge)

La dura legge del Rosichellum

La compagnia dei rosiconi è varia, variegata e un po’ avariata. Contro il Rosatellum in piazza Montecitorio urlano grillini, no vax, forconi, il generale Pappalardo e pure i poliziotti della Celere che, in realtà, protestavano per altro. Al Pantheon in passerella sfila invece chi praticava la scissione dell’atomo (Pisapia), scissionisti autoctoni (dal Pd) e compagni di merende usciti dalle catacombe. Mancavano fisicamente, ma c’erano col cuore, i grandi editorialisti indignati per l’ignominia di una fiducia che mai li indignò in altri tempi, per il coraggio dei franchi tiratori o per le centinaia di fiducie messe da noti governi su ogni provvedimento (fiducie sovente avallate da un tal Napolitano, oggi curiosamente contrario). Che poi perfino la Corte Costituzionale ha detto che sulla procedura di approvazione dell’Italicum (anch’esso approvato con un voto di fiducia e sottoposto all’esame degli ermellini) non c’era nulla da obiettare.


Eppoi, diciamola tutta: nella pregiata compagnia dei rosiconi in tanti sanno che sul sacro scranno parlamentare non porgeranno più le chiappe perché i posti sono pochi e le vendette da consumare tante. Costoro non sopportano poi che a risolvere una questione un tantino delicata siano quei due lì, Renzi e Berlusconi. Sì perché senza l’ok del Cavaliere ed il placet esplicito all’apposizione della fiducia saremmo ancora a chiederci se salta tutto per l’emendamento sui trentatré trentini piuttosto che sulle donne o sulle preferenze. Che a dirla tutta nel modello «tedesco» – quello cancellato da un voto segreto - le preferenze non c’erano: eppure i grillini lo giudicarono un sistema perfettamente costituzionale. Ma si sa, i cinquestelle la Costituzione la maneggiano a piacimento. Quel che stupisce è la pervicacia dei sinistri. Oddio, conoscendoli, stupisce mica tanto. Prima l’Italicum non andava bene perché il premio alla lista ci portava dritti alla dittatura, poi accusavano Renzi perché non voleva allearsi e fare il centro-sinistra modello Ulivo. Ora che arrivano le coalizioni – e quantomeno potrebbero inchiodare l’ex premier sul tema delle alleanze – si tirano indietro. La verità probabilmente è che addiritura i resistenti, i partigiani contra-Rosatellum, temono i collegi perché possono essere fagocitati dal voto utile: pure un elettore duro e puro di sinistra, prima di far vincere un collegio a Berlusconi, voterebbe un renziano. Problema loro, sì. Ma se la legge non passa, il problema è nostro, del Paese e del centrodestra coalizzato, dato per vincente ma destinato a perdere se continua così, a dividersi e bisticciare.

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