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ROMA È SALVA

Black flop

Black flop

Malattia contagiosa del giornalista quella del «tanto peggio, tanto meglio». Ma siccome, grazie Dio, riteniamo di esserne immuni, assaporiamo la boccata d’ossigeno respirata ieri nella Capitale a dimostrazione che questo Stato zoppo, perennemente in ritardo e impantanato su tutto, per una volta ha invertito l’ordine dei fattori stravolgendo il risultato finale: non più pavido coi devastatori a chiamata ma inflessibile e ben organizzato, fermo e implacabile. Chi ci governa ha mostrato i muscoli e gli attributi, ha rispedito a casa i sospetti, perquisito i centri sociali, sequestrato armi, ha dato ordine alle divise di darle al primo accenno anziché - come sempre - di porger l’altra guancia. Da giorni la città covava l’incubo di essere violata e violentata. Si dipanava, stando alle anticipazioni, il canovaccio dell’ennesimo giorno di guerriglia. I negozianti sceglievano di tirar giù la saracinesca, i cittadini di restarsene a casa. Ma se oggi Roma sorride e non conta i danni lo deve al ministro dell’Interno. Nessuna differenza culturale deve sopprimere il buonsenso del «dare a Cesare quel che è di Cesare», e dunque onore al merito al compagno Marco Minniti: ci voleva un ministro comunista per fermare i neocomunisti. Possiamo domandarci quale sarebbe stata la reazione dell’intellighenzia illuminata qualora questa prevenzione fosse stata applicata da un governo di centrodestra, ma non è il giorno delle polemiche, semmai di riflessioni. Perché la giornata di ieri ci regala più lezioni. La prima è per l’indegno partito dell’«Antipolizia» che coccola gli sfasciatutto e sputa sugli sbirri. La lezione per questi squallidi agitatori di allucinazioni sudamericane sta proprio nella professionalità delle nostre forze dell'ordine, che si identifica senza numero sui caschi ma nel senso di sicurezza e dignità dello Stato trasmesso ieri. L’altra lezione riguarda la straordinarietà di una reazione che dovrebbe essere ordinaria e non lo è per l'assenza di una pena certa nei confronti dei soliti idioti colti sul fatto, ammanettati e puntualmente scarcerati. Nell’attesa di leggi più severe per disinfestare una volta per tutte gli scarafaggi neri dalle piazze italiane, consoliamoci col senso delo Stato declamato da un certo Charlie Chaplin: «Siamo in un mondo spietato e bisogna essere spietati per difendersi». Rosicate black flop, rosicate.

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