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VIOLENTI SCONTRI DOPO L'ANNUNCIO DI TRUMP

Polveriera Gerusalemme, due morti e oltre 200 feriti nel "giorno della rabbia"

Polveriera Gerusalemme, due morti e oltre 200 feriti nel "giorno della rabbia"

Due paestinesi sono rimasti uccisi negli scontri con le forze di sicurezza israeliane lungo il confine con la Striscia di Gaza. Lo riferisce il ministero palestinese della Sanità, che ha identificato una delle due vittime come Mohammad al-Masri, 30 anni, ucciso in scontri a est di Khan Younis. I feriti in questa nuova giornata di proteste, soprannominata "giorno della rabbia", sono oltre 270: la Mezzaluna rossa palestinese ha riferito di avere curato in totale 245 manifestanti feriti negli scontri in Cisgiordania e a gerusalemme; e il servizio di ambulanze ha fatto sapere che 11 di questi avevano ferite provocate da proiettili veri.

Gli altri sono stati feriti da proiettili di gomma o hanno riportato problemi a causa dell'inalazione di gas lacrimogeni. I palestinesi protestano contro la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come Capitale di Israele e trasferirvi l'ambasciata Usa da Tel Aviv. Le manifestazioni sono cominciate soprattutto dopo le preghiere del venerdì. 

Migliaia di persone hanno manifestato in diversi Paesi a maggioranza musulmana in tutta l'Asia, nel venerdì di preghiera, a sostegno dei palestinesi e per condannare la decisione Usa. Rafforzate le misure di sicurezza davanti alle ambasciate degli Stati Uniti. Proteste si sono tenute in Indonesia, Malesia, Bangladesh e nel Kashmir indiano. A Kuala Lumpur, capitale della Malesia, i dimostranti si sono radunati davanti all'ambasciata Usa, dove hanno intonato slogan contro gli Stati Uniti e hanno bruciato un'immagine di Trump.

Proteste in Giordania, in Turchia, in Egitto. E ancora in Tunisia. Tutto il mondo musulmano si è svegliato con manifestazioni di piazza. 

Ma intanto Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Italia invitano gli Stati Uniti a presentare proposte dettagliate per la pace tra Israele e palestinesi e si dicono in disaccordo con la decisione del presidente Donald Trump di riconoscere gerusalemme come capitale di Israele. In una dichiarazione congiunta dopo la riunione che si è tenuta oggi, i cinque Paesi Ue, hanno affermato che la decisione degli Stati Uniti, che prevede di spostare l'ambasciata statunitense a Gerusalemme da Tel Aviv, è stata "inutile in termini di prospettive di pace nella regione".

"Siamo pronti a contribuire a tutti gli sforzi credibili per riavviare il processo di pace, sulla base di parametri concordati a livello internazionale, portando a una soluzione a due Stati", hanno detto, aggiungendo: "Incoraggiamo l'amministrazione degli Stati Uniti a presentare proposte dettagliate per un accordo israelo-palestinese".

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