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IL DAY AFTER

Catalogna, chiesta mediazione internazionale. Ue: stop escalation

Catalogna, chiesta mediazione internazionale. Ue: stop escalation

All'indomani del referendum in Catalogna - dopo le scene di violenze della polizia sugli elettori in coda e dopo l'annuncio della vittoria del sì all'indipendenza dalla Spagna con oltre il 90% - il governatore catalano Carles Puigdemont è tornato a chiedere una "mediazione internazionale" che sia supervisionata dall'Ue: l'Unione europea "deve smettere di guardare dall'altra parte" davanti alle "violazioni" della carta europea dei diritti fondamentali, perché non è solo una questione interna ma una "questione europea". Parole che, pronunciate al termine di una riunione del governo catalano, sono sembrate una risposta diretta alla posizione della Commissione europea chiarita poco prima a Bruxelles dal portavoce Margaritis Schinas: "Questa è una questione interna della Spagna", "in base alla Costituzione spagnola, il voto in catalogna non era legale" e adesso è tempo di cercare dialogo e non violenza, ma "la Commissione Ue non ha al momento un ruolo da giocare". Alle ripetute domande sulla violenza della polizia, invece, Schinas ha continuato a ripetere sempre la stessa formula generica: "La violenza non può mai essere uno strumento in politica".

L'Ue si è fatta sentire con Rajoy. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, in una telefonata con il premier spagnolo gli ha "lanciato un appello a trovare modi per evitare un'ulteriore escalation e l'uso della forza". Anche il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha avuto un colloquio con Rajoy, nel quale ha ribadito il sostegno di Bruxelles all'ordine costituzionale spagnolo. E il presidente francese Emmanuel Macron, che recentemente ha enunciato le sue proposte per un rilancio dell'Europa, ha garantito a Rajoy il suo impegno per "l'unità costituzionale della Spagna". Qualcosa in più potrebbe emergere da Juncker domani, quando sarà alla plenaria dell'Europarlamento (da agenda per discutere di Brexit); e il Parlamento europeo discuterà poi della questione mercoledì.

Nel day after, mentre migliaia di persone sono scese nuovamente in piazza da Barcellona a Girona a Lleida per protestare contro le cariche della polizia (l'ultimo bilancio aggiornato è di 893 feriti), Madrid ha cominciato a raccogliere i cocci e capire che strada bisognerà seguire adesso. Ma molto resta ancora da capire.

Prima questione aperta: il governatore catalano Puigdemont sostiene che il voto sia valido e vincolante e si potrebbe andare verso una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del Parlamento catalano, che però non è ancora stata fissata. Stando alla legge approvata dall'aula regionale e che regolamenta il referendum, l'indipendenza dovrebbe essere dichiarata entro 48 ore dall'annuncio dei risultati. Tuttavia molti si sono espressi contro questa strada: non solo Madrid, che continua a sottolineare che si tratti di un voto illegale, ma per esempio la sindaca di Barcellona, Ada Colau. Dichiarare l'indipendenza a seguito del referendum porrebbe anche un problema di rappresentanza: secondo i dati, l'affluenza è stata di 2,26 milioni di persone sui 5,45 milioni di elettori registrati. La riunione del Parlamento regionale per discutere della questione verrà fissata mercoledì e potrebbe tenersi o alla fine di questa settimana o all'inizio della prossima.

La seconda questione aperta riguarda invece Madrid: il premier Mariano Rajoy ha avviato il confronto con le forze politiche che hanno una rappresentanza in Parlamento, ricevendo oggi alla Moncloa il leader del Psoe, Pedro Sanchez, e poi quello di Ciudadanos, Albert Rivera; ma per capire che linea intenda seguire bisognerà attendere. Mentre Rajoy ha approfittato per lanciare appelli all'unità e alla difesa della Costituzione, Sanchez gli ha chiesto di aprire "immediatamente" un negoziato con Puigdemont, sottolineando che "il dialogo è più necessario che mai". Rajoy ha chiesto una riunione del Parlamento spagnolo in plenaria per riferire della questione: ma si pensa che questo incontro non avverrà prima della prossima settimana. Intanto i toni di Madrid con la catalogna non sono distesi: Puigdemont torni alla legalità, nell'ambito della Costituzione, perché "fuori da questo non è possibile alcun dialogo", è l'avvertimento lanciato dal coordinatore generale del Partido popular (Pp) di Rajoy, Fernando Martinez-Maillo.

Oggi la Catalogna si ferma per uno sciopero generale indetto contro le violenze della polizia durante il referendum: all'iniziativa ha aderito anche il Barça. Sulle violenze, non solo Puigdemont ha promesso una commissione d'inchiesta, ma l'Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, ha chiesto un'indagine indipendente.

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Commenti

  • Claudio

    Domenici

    09:09, 03 Ottobre 2017

    Incompetenza di Rajoy

    Il governo spagnolo ha dimostrato incompetenza politica nel gestire questo referendum per l'indipendenza della Catalonya. Dovevano far si che questo avvenisse nella piena regolarità (anche se illegale) e si sarebbero accorti che avrebbe vinto il NO! e il governo di Rajoy ne sarebbe uscito più forte!!

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    • Stefano

      Zucchelli

      23:11, 03 Ottobre 2017

      E poi? Se vince il no è stata un'inutile perdita di tempo e denaro. Se vince il si anche se illegale il governo catalano lo userà come cavallo di battaglia. Nessuno Stato accetterà mai di essere derubato di un proprio pezzo senza combattere. Sicuramente si poteva gestire meglio ma la presa di posizione della Catalogna non può che portare ad uno scontro diretto.

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