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ELEZIONI PRESIDENZIALI

Iran al voto, sfida Rohani-Raisi

Iran al voto, sfida Rohani-Raisi

Il presidente Hassan Rouhani

Iran alle urne oggi per le elezioni presidenziali. Circa 55 milioni degli 88 milioni di cittadini iraniani sono chiamati a votare. Per l'occasione sono stati allestiti circa 63mila seggi. Le donne nel Paese hanno il diritto di voto dal 1963. Possono votare i cittadini che abbiano compiuto 18 anni. I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 18 ora locale, cioè dalle 5 alle 15 ora italiana, ma solitamente l'apertura viene prolungata. Le schede saranno conteggiate manualmente per cui i risultati dovrebbero arrivare dopo due giorni; prima dovrebbero però essere disponibili risultati parziali. Se nessun candidato ottiene il 50% più uno dei voti (la cui base è calcolata includendo le schede bianche) si va al ballottaggio nel primo venerdì dopo la dichiarazione del risultato delle elezioni, che dovrebbe cadere il 26 maggio.

Perché queste elezioni sono importanti
Al di là del fatto che in Iran l'ultima parola spetta al leader supremo, l'ayatollah Ali Khamenei, il presidente influenzerà l'immagine e le politiche del Paese. In gioco c'è il rapporto fra l'Iran e la comunità internazionale: innanzitutto perché la politica estera di Teheran ha un peso nella regione, basti pensare al suo coinvolgimento nel conflitto in Siria, nonché ai suoi interessi nel conflitto in Yemen e ai suoi legami con Hezbollah in Libano; ma naturalmente anche per l'accordo sul nucleare. Il presidente uscente Hassan Rohani, che si è ricandidato, è stato il principale fautore dell'accordo sul nucleare raggiunto nel 2015 con le potenze del 5+1 (cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite più la Germania) e ha rivendicato i vantaggi di quell'intesa, sia per l'inizio dell'allentamento delle sanzioni economiche occidentali, sia per l'affievolirsi della "iranofobia" all'estero grazie a una maggiore apertura al resto del mondo. I conservatori, invece, affermano che rispetteranno quell'accordo ma lo condannano, puntando il dito contro le potenze occidentali, che accusano di non rispettare le condizioni previste. Il presidente Usa Donald Trump ha detto più volte che non è d'accordo con le condizioni di quell'intesa, ma non è facile dire se la vittoria di un candidato o di un altro potrebbe condizionare l'andamento dei rapporti con gli Stati Uniti da questo punto di vista.

I candidati favoriti
I due candidati favoriti fra cui si gioca la sfida sono da una parte il presidente uscente Hassan Rohani, che raccoglie i consensi di moderati e riformisti, e dall'altra Ebrahim Raisi, del blocco conservatore. Finora, dal 1989, tutti e tre i predecessori di Rohani hanno ricoperto due mandati consecutivi. Rohani, 68 anni, eletto alla presidenza nel 2013, in campagna elettorale ha puntato sui benefici dell'accordo sul nucleare raggiunto sotto la sua presidenza nel 2015; ha inoltre attaccato i suoi oppositori sulle libertà personali, paventando il rischio di restrizioni delle libertà dei cittadini nel caso di una sua sconfitta. Raisi, 56 anni, come tutti i conservatori, ha invece attaccato Rohani sostenendo che nonostante l'allentamento delle sanzioni internazionali non sia riuscito a ottenere buoni risultati per l'economia del Paese.

I candidati approvati dal Consiglio dei guardiani
Il Consiglio dei guardiani aveva ricevuto 1.636 richieste di candidature, ma ne ha approvate solo sei. Fra i grandi esclusi anche l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Per candidarsi bisogna essere un cittadino iraniano di origini iraniane, ritenuto una distinta figura politica o religiosa, con un passato inattaccabile di devozione e fedeltà alla Repubblica islamica. I sei candidati approvati erano: Hassan Rohani (moderato), Ebrahim Raisi (conservatore), Mostafa Mirsalim (conservatore), Mostafa Hashemitaba (riformista), Mohammad Baqer Qalibaf (conservatore) ed Eshagh Jahangiri (moderato-riformista). Mohammad Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran, si è ritirato e ha dato il suo appoggio a Raisi; Eshagh Jahangiri, che ha dato il suo appoggio a Rohani; e lo stesso ha fatto all'ultimo momento anche Hashemitaba, ex vicepresidente.

La campagna elettorale
La campagna elettorale è cominciata il 21 aprile, dopo l'approvazione delle candidature da parte del Consiglio dei guardiani, ed è terminata ieri, 18 maggio.

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