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il "Caso Skripal"

Beati i giusti e la loro verità

Beati i giusti e la loro verità

Beati quelli che stanno dalla parte giusta: ogni loro impostura – l’occidentalismo su tutte – diventa squillante verità. Beatissimi i buoni – come i buonissimi inglesi – perché con loro tutto diventa possibile. Anche neutralizzare il gas nervino da cui è impossibile sopravvivere.

Sergei Skripal, l’ex spia russa avvelenata insieme alla figlia Yulia – vittime della spietata vendetta di Vladimir Putin – non muore più. I due – padre e figlia – sono i primi nella storia dell’umanità a sopravvivere al Novichok. E se è impossibile non morirne, di nervino, non è possibile – già immaginare – che il loro chiassoso ricovero sia stato solo un’impostura.

Il «Caso Skripal», con tutti i buoni – compreso il governo di Gentiloni, con tutti i giornali italiani a ruota – impegnati ad accusare Mosca di omicidio e di violazione della sovranità occidentale, è dunque un «caso» per di buona sanità. Ricordate? Putin andava a trionfare nelle sue elezioni e il caso fu perfetto per confermare – con l’espulsione dei diplomatici russi dal Regno Unito – le sanzioni di Donald Trump contro la Russia, nemica irriducibile della nostra parte, sempre giusta, beatissima e pronta a bere tutte le imposture. Quelle beate.

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