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Non solo lenticchie e uva per avere tanti soldi

Mavallo a far capire ai thailandesi che, a furia di farne pugnali capaci di trasferire il potere del rinoceronte a chi lo comprava, stanno facendo estinguere queste povere bestie. Colpa delle tradizioni, dure a morire. Eppure il corno rosso (oggi di plastica, corallo o ceramica) resta il simbolo per eccellenza dei portafortuna: secondo la scaramanzia napoletana deve essere però un dono, rigido, cavo all'interno, a forma sinusoidale e a punta. Viene prima di lenticchie, ferro di cavallo, vischio, biancheria intima nuova e di colore rosso; tutti rituali e amuleti cui anche gli italiani più razionali non resistono, in cambio di un futuro migliore. Anche se il kit della buonasorte a Capodanno prevede usanze e rituali diversi, da un luogo all'altro. A mettere tutti d'accordo ci pensa il rosso, colore della dominanza e dell'aggressività che, secondo studi, fa sentire vincenti. Lo dice una ricerca condotta su 56 stagioni di Premiere League, la lega calcio inglese, che ha dimostrato come le squadre con la divisa rossa (Liverpool, Manchester United e Arsenal) hanno vinto la maggior parte dei titoli in ballo. Che ci crediate o meno, la mezzanotte del 31 dicembre tradizione vuole che si «ammazzi» l'anno vecchio e ci si propizi l'arrivo di quello nuovo. Brindando, scagliando poi a terra il bicchiere in cui abbiamo appena bevuto. Oppure accendendo una candela verde. Lanciando roba vecchia dalle finestre. Aprendo l'uscio di una stanza buia. Mangiando lenticchie, cotechino o uva per assicurarsi quattrini tutto l'anno. Mettendo fuori dalla porta la sporcizia raccolta in un sacchetto, prima che albeggi. Perché si sa: in odore di abbondanza, benessere, serenità e futuro migliore, nel mondo tutto fa brodo. Così, se in Ecuador si esibiscono in strada manichini di cartapesta da bruciare, in Giappone le famiglie si incontrano nei templi per bere saké e ascoltare 108 colpi di gong (tanti quanti i peccati commessi da ciascuno in un anno), e in Germania si festeggia in maschera come a Carnevale, è curioso leggere in un racconto scritto da Gabriele D'Annunzio sulla Tribuna del 1886, «nascosto» dietro lo pseudonimo di Puck, come a Roma, a mezzanotte e un minuto, per allontanare jella e sciangherangà (disgrazie), oltre il brindisi e la baldoria, si buttavano dalla finestra «tre pile de coccio piene d'acqua, co' tutte le pile». Mentre, per augurare a parenti e amici buona salute e una vita lunga, «usava regalasse una pigna indorata e inargentata». Roberta Maresci

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