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L'OBIETTIVO ERA IL PONTE DI RIALTO

Anti terrorismo, sgominata cellula jihadista a Venezia: arrestati tre kosovari

Anti terrorismo, sgominata cellula jihadista a Venezia: arrestati tre kosovari

"A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto". È quanto emerso dalle intercettazioni che hanno portato all'operazione antiterrorismo scattata questa notte a Venezia: in manette sono finiti tre cittadini kosovari, fermato un quarto, minorenne. Il reato contestato è il 270 bis: associazione di stampo terroristico anche internazionale. La cellula jihadista, attiva nel centro storico veneziano e sgominata da un blitz di polizia e carabinieri, era infatti impegnata "in una vera e propria attività di auto-addestramento al fine di prepararsi a compiere attività criminali e attentati, da un lato attraverso esercizi fisici e dall'altro esaminando video dei fondamentalisti dell'Isis che spiegavano l'uso del coltello, come si uccide con un coltello", come ha spiegato il procuratore aggiunto di Venezia, Adelchi D'Ippolito, nel corso di una conferenza stampa.

"Volevano colpire il ponte di Rialto"
Obiettivo era fare centinaia di morti nel punto di maggiore interesse turistico, il ponte di Rialto. A galvanizzare gli animi dei terroristi era stato l'attacco a Londra del 22 marzo scorso. A seguito della notizia dell'uccisione da parte di Khalid Masood di tre passanti e un poliziotto davanti a Westminster i quattro avevano manifestato l'intenzione di "fare qualcosa di simile anche a Venezia". I commenti sono stati intercettati dagli inquirenti che hanno predisposto l'intervento immediato.

Il blitz: arrestati tre kosovari
Il blitz è scattato ieri notte ed è durato 12 secondi: gli arrestati sono Fisnik Bekaj, 24 anni, Dale Haziraj di 25 (già noto alle forze dell'ordine per aver minacciato il suo datore di lavoro) e Arjan Babaj, 27 anni, reclutatore e leader spirituale del gruppo. Fermato un minore, dodici le perquisizioni nei confronti di cittadini stranieri (dieci nel centro storico di Venezia, una a Treviso e una a Mestre) effettuate dai reparti speciali dei Nocs della Polizia e del Gis dei Carabinieri, in un'operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia. Gli arrestati risiedevano nel centro storico di Venezia e in due appartamenti, che sono stati requisiti, sono state trovate alcune pistole, ora al vaglio per capire se si tratti di armi giocattolo oppure no. Tutti e quattro i fermati vivevano in Italia da due anni ed erano ben radicati nel territorio.

A che livello fosse il loro piano però non è ancora chiaro: da quanto emerso nelle indagini, i jihadisti avevano avevano scaricato dalla rete manuali di combattimento corpo a corpo che comprendevano anche le tecniche dell'uso dei coltelli. Uno di loro aveva manifestato anche la volontà di recarsi in Siria per unirsi alle milizie islamiste. E sempre dalla Siria era passato, Fisnik Bekaj: è lui l'uomo chiave che ha dato inizio all'indagine. L'attività investigativa ha quindi permesso di individuare gli altri componenti del gruppo, le dinamiche relazionali, la loro radicalizzazione religiosa, i luoghi di frequentazione. Fino all'arresto.

"L'operazione è un successo della polizia di Stato, dei carabinieri e di tutto il comparto sicurezza, dall'intelligence alle forze dell'ordine", ha dichiarato in una nota il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi. E il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha telefonato direttamente al capo della polizia, Franco Gabrielli, per congratularsi.

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