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SINISTRA A PEZZI

Compagni coltelli

Compagni coltelli

Pierluigi Bersani

La cosa strepitosa è che poi nelle interviste sono capaci di mettere su la faccia seria e dire che loro sono «al lavoro per l’unità della sinistra». Ecco, pensa se erano al lavoro per la frammentazione.

Quanto accaduto ieri - la separazione non amichevole tra il cespuglio rosso targato D’Alema-Bersani e quello a guida Pisapia - tutto fa meno che stupire: stiamo pur sempre parlando di una cultura politica che ha la divisione nel dna (giova ricordare che il comunismo in Italia è nato da una scissione) e che, solo nell’ultimo ventennio, ha dato vita ad una girandola di spaccature, divorzi e fratture da far venire il mal di testa anche al più meticoloso degli storici.

Quello che lascia perplessi, semmai, è la apparente assenza del benché minimo senso politico sotteso all’operazione. A meno, si capisce, di volere elevare le ripicchette di corrente e le antipatie personali al rango di argomenti politici. In quel caso si spiega tutto. Ma se ci si ostina a considerare politica quel che è politica e asilo Mariuccia quel che è asilo Mariuccia, allora le cose cambiano. Perché, per quanto uno ci si possa mettere, risulta impossibile capire perché due forze politiche la cui ragion d’essere consiste nel offrire un’alternativa di sinistra al Pd debbano passare la vita a scannarsi per stabilire come ci si debba alleare con il Pd.

«Due socialisti, tre partiti», recitava l’antico adagio novecentesco. I socialisti di quella volta là ormai non ci sono più. Ma i nipotini la lezione sembrano averla imparata a meraviglia.

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