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LA BATOSTA DELLE AMMINISTRATIVE

Renzi è isolato perché non ha più uno straccio di idea

Renzi è isolato perché non ha più uno straccio di idea

Gli italiani non sopportano più Matteo Renzi. Sembra essere questo il verdetto inequivocabile di queste amministrative, che hanno visto il Pd arretrare un po’ ovunque a vantaggio del centrodestra.

Se lo stop del MoVimento 5 Stelle al primo turno era legato anche a diverse dinamiche locali - i disastri combinati in campagna elettorale a Parma, Palermo e Genova - quello del Partito Democratico appare invece strettamente connesso a cause nazionali.

Il Pd, sostanzialmente, è una forza isolata. Ha il suo bacino consistente di voti, certo. Ma non riesce più ad attrarne nessuno né dagli altri partiti né dall’area del non voto. Dirò di più: è letteralmente detestato anche dalle forze che dovrebbero essergli più vicine: dagli alleati di governo centristi e dalla galassia dei partiti di sinistra.

L’isolamento è quindi la causa della sconfitta. Ma qual è la causa dell’isolamento? A mio parere si tratta di Matteo Renzi. O meglio: della sua mancanza di idee.

Il cosiddetto “Renzi 1”, quello della rottamazione, della scalata al Pd e poi al governo, di idee ne aveva tante. Alcune strizzavano l’occhio a sinistra (le unioni civili), altre a destra (il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, l’abbattimento della pressione fiscale), altre erano semplicemente di buonsenso (la digitalizzazione del Paese con lo sbarco della banda larga in tutti gli angoli d’Italia), altre ancora infine erano un po’ populiste ma efficaci (la rottamazione della vecchia classe dirigente della sinistra, il taglio dei costi della politica).

Erano idee con le quali si poteva essere d’accordo o meno, ma identificavano un progetto. Non si rimaneva affascinati da Matteo Renzi in quanto tale, ma dalla sua visione politica.

Personalmente, sono ancora in attesa delle idee del “Renzi 2”. Di quello, cioè, che avrebbe dovuto riconquistare il Paese all’indomani della sconfitta referendaria del 4 dicembre. Attendevo con curiosità l’evento del Lingotto di Torino con il quale l’ex premier ha lanciato la sua candidatura alle primarie del Pd. In quell’occasione Renzi ha parlato tanto - in apertura e chiusura della kermesse - ma sostanzialmente non ha detto niente. Quali sono le sue nuove proposte per l’Italia? Cosa farebbe se tornasse a Palazzo Chigi? Non c’è una sola parola chiave che Renzi sia riuscito a dettare efficacemente all’agenda politica negli ultimi mesi.

L’ultima versione di Matteo sembra avere un solo progetto: se stesso. O meglio, il suo ritorno alla presidenza del Consiglio. Per ottenere questo, Renzi si agita, cambia direzione e strategie di continuo e in maniera schizofrenica. Prima flirta con Berlusconi per cambiare la legge elettorale e fa infuriare l’alleato di governo Alfano, poi quando il piano salta non aspetta neanche 24 ore per cercare l’intesa con la sinistra di Pisapia, magari sperando di sedurla ripescando dai cassetti polverosi del Senato il ddl sullo Ius soli. Prova a forzare Mattarella per correre alle urne a settembre, poi si arrende alla scadenza naturale della legislatura ma poi fa un pensierino a novembre. Renzi continua a correre come un forsennato come ha sempre fatto. Ma prima avanzava in una direzione ben precisa, ora invece si sbraccia e sbatte a destra e sinistra come un cavallo cieco.

E’ il trionfo di un tatticismo esasperato, è la massima espressione della mancanza di contenuti. Romano Prodi ha appena lamentato i veti personali messi da tanti leader di sinistra nei confronti del segretario del Pd. Ma è normale che in questo quadro tutto finisca in personalismo. Cos’altro c’è se non il leader (o quel che ne resta)? Quali sarebbero le idee di Renzi da contrastare? Come confrontarsi sui temi con chi sembra non averne più? Su quali basi programmatiche oggi un elettore di sinistra o magari un moderato dovrebbe sentirsi attratto dal Pd?

A fronte di queste domande retoriche ce ne sono altre due di particolare interesse per gli italiani. La prima è: potrà Renzi invertire la rotta di questa sua crisi o la sua leadership è già destinata all’oblio? E ancora: chi approfitterà del suo passaggio a vuoto alle prossime Politiche?

Quest’ultimo punto resta colmo di incertezze. Il centrodestra sembra avere il vento in poppa ma ancora non ha trovato la chiave per stare insieme a livello nazionale né un candidato premier accettato da tutta la coalizione. Il MoVimento 5 Stelle nei sondaggi è sempre fortissimo, ma credo che gli italiani non siano ancora pronti per il salto nel buio rappresentato da un governo grillino.

In quanto a Renzi, gli ripeterei oggi il consiglio che gli diedi all’indomani del referendum. Faccia una lunga (e vera) pausa di riflessione. Magari il tempo permetterà a tutti di analizzare con più freddezza le cose che ha lasciato in eredità al Paese e, chissà, forse persino di rimpiangerne qualcuna. Allora, solo allora, potrà riprovarci. Senza fretta, però: Berlusconi ha superato persino il 2011. Ma ci ha messo un bel po’ di anni.

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Commenti

  • mario

    verzi

    17:05, 03 Luglio 2017

    politica e seghe mentali.....

    tutte " segacce mentali " della realta politica ed istituzionale conservatrice a prescindere che ha paura della innovazione del paese mummificato dagli anni 90 in poi...

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