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Sanità, la sfida delle Regioni parte dal territorio

Cernobbio, 23 feb. (askanews) - Dalla sanità territoriale alla digitalizzazione, dalla prevenzione alla medicina di precisione, le Regioni rivestono un ruolo decisivo nel configurare il Servizio Sanitario Nazionale di domani. Non a caso, assessori e rappresentanti delle istituzioni regionali sono stati tra i protagonisti della terza edizione della Cernobbio School, la tradizionale kermesse promossa da Motore Sanità sulle rive del lago di Como.

"Noi abbiamo una sfida principale che è quella di continuare ad assicurare equità e ingressi al sistema sanitario - spiega ad askanews Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte - . Il sistema sanitario nazionale italiano, che è oggettivamente uno dei più inclusivi al mondo, nasce sul principio dell'universalità. La sfida delle Regioni di oggi, con la grande rivoluzione della sanità territoriale, ma anche con nuovi modelli di presa in carico, è quella di continuare ad assicurare universalità, fare in modo che qualunque cittadino si trovi in una condizione di fragilità possa puntare su un servizio che gli dia assistenza. Una sanità che negli ultimi anni si era incentrata nel rapporto cittadino-ospedale e che diventerà sempre più territoriale, aperta alle comunità locali permettendo agli ospedali di fare al meglio il lavoro dell'alta intensità e all'emergenza urgenza di non essere intasata da codici che non sono da pronto soccorso".

Una rivoluzione resa possibile soprattutto dal PNRR che per il sistema sanitario ha rappresentato un'opportunità di investimento mai vista prima di quella tragedia di portata mondiale rappresentata dal Covid.

"Il treno in corsa è quello della tra virgolette della 'rivoluzione' sul territorio che il PNRR sta portando - assicura Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità della Regione Marche -. La sfida che ci attende è quello di dare un significato importante a questo investimento, proprio per andare a incidere su problemi come quello di sovraffollamento, per esempio il pronto soccorso e su questo ci sarà di aiuto la presenza di questi ospedali di comunità. Noi dovremmo essere bravi a dare anche un significato profondo invece alle case di comunità per considerarle un avamposto che, appunto, blocchi l'accesso troppo massiccio ai pronto soccorso, quindi non dalla parte dell'uscita ma dalla parte della entrata, e dia una risposta anche alle liste attesa. Sarà una sfida difficile però i prossimi mesi saranno veramente tempi cruciali".

Per le Regioni diventa così cruciale accorciare le distanze tra sistema sanitario e cittadini, non soltanto investendo in strutture o nuove tecnologie, ma ripensando l'organizzazione dei servizi per renderli più accessibili, tempestivi e calibrati sui bisogni reali delle persone.

"Siamo sempre più vicini al cittadino: stiamo costruendo una sanità di prossimità, quindi una sanità che possa consentirci di curare il cittadino sempre più nella proprio domicilio, sempre più nella propria residenza - sottolinea Daniela Faraoni, assessore alla Salute della Regione Siciliana -. Perché nel nuovo posizionamento nel nuovo baricentro cambia anche il rapporto non è più il cittadino che cerca la struttura e il sistema che deve erogare la prestazione, ma oggi dobbiamo noi fare uno sforzo per prendere in carico e 'governare' il bisogno del cittadino, e quindi accompagnarlo nel suo percorso all'interno dei sistemi sanitari in maniera adeguata a quello che è il suo effettivo bisogno".

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