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Napoli a un passo dallo scudetto. Raspadori affonda la Juve nel recupero

In una stagione già di per sé indimenticabile per i colori azzurri si aggiunge anche una vittoria agguantata in pieno recupero in casa della storica rivale. Il Napoli ormai vicinissimo al terzo scudetto – che potrebbe arrivare già domenica prossima – si toglie lo sfizio di battere la Juventus all'Allianz Stadium in una partita equilibrata, che ha regalato il meglio nel finale, quando su Torino si è abbattuto un acquazzone che non ha però turbato il volto fresco e pulito di Giacomo Raspadori. Il graffio dell'ex centravanti del Sassuolo, entrato negli ultimi minuti per Kvara, punisce una Juve che per due volte nei minuti precedenti aveva gonfiato la porta di Meret, prima con Di Maria poi con Vlahovic, illusioni subito cancellate per un fallo di Milik su Lobotka e per un pallone, di Chiesa, consegnato dopo che aveva già varcato la linea di fondo. Il Napoli, reduce dalla dolorosa eliminazione europea da parte del Milan, dimostra di aver carattere oltre che qualità: è rimasto sempre dentro la partita, aggredendola a poco a poco, e trovando il guizzo letale sul gong. Come le vere grandi squadre sanno fare.

Allegri rivoluziona la Juve rinforzando il centrocampo con un 4-4-1-1 con Miretti dietro l'unica punta Milik. Soulé e Kostic agiscono sugli esterni, Danilo viene dirottato a sinistra con Cuadrado a destra in marcatura su Kvara, Rugani viene preferito a Bonucci per far coppia con Gatti. Cambia qualcosa anche Spalletti, seppur più per necessità che per altro. Dentro Lozano, Olivera e Juan Jesus, la novità in mezzo al campo è Ndombele preferito a Zielinski. Il lato a del match non regala grandi sussulti, le due squadre viaggiano a fiammate e non si risparmiano nonostante le fatiche di coppa. Cuadrado scalda i guantoni di Meret dopo una decina di minuti, poco dopo sul cross di Kostic Milik svetta più in alto ma non riesce a dar forza al suo colpo di testa. La capolista non riesce a far entrare in partita Osimhen, ben controllato da Rugani e Gatti (anche se quest'ultimo rischia grosso per una manata a Kvaratskhelia sfuggita all'arbitro e soprattutto al Var) e lo stesso Kvara, il più attivo ma costantemente raddoppiato da un Soulé generoso in fase di copertura. 

  

 

Dopo un primo tempo di attesa nella ripresa il Napoli fa capire perché si appresta a vincere il campionato. Kvara si libera di Cuadrado e trova spazio per calciare ma non riesce ad angolare il tiro – facile preda di Szczesny – e la Juve inizia a veder traballare il proprio muro difensivo. Allegri cambia il volto della sua squadra inserendo Chiesa e Di Maria, per una Signora più a trazione anteriore, Spalletti risponde con Zielinski ed Elmas. Le squadre si allungano, i padroni di casa perdono un po' le distanze e non a caso Osimhen si accende all'improvviso. Prima scheggia il palo dopo una iniziativa di Elmas e Di Lorenzo, poi sul successivo corner salta più in alto di tutti ma la sua incornata è centrale, infine su invito di Di Lorenzo si libera della marcatura di Rugani ma spara alto. La Juve rifiuta la sconfitta, non ci sta e si fa notare con una rovesciata di Rugani alta e un tiro di Milik; nel finale poi trova anche la via del gol in contropiede con l'inserimento vincente di Di Maria – fin lì opaco – imbeccato dal lancio millimetrico di Locatelli. L'arbitro però annulla dopo l'intervento del Var per un precedente fallo di Milik su Lobotka. Entrambe le squadre vogliono superarsi e danno vita a un finale rovente, tra un gol annullato a Vlahovic e una respinta di Szczesny che si immola sul tiro di Osimhen. Fino alla zampata letale di Raspadori che fa gioire un Napoli ormai davvero a un passo dello scudetto.