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Bud Spencer l'attore campione

Sessant'anni fa Carlo Pedersoli esordiva nel cinema Primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 sl

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Scherzi della natura. L'immagine essenziale e dinamica d'un ventenne in piena vitalità estetica mutata progressivamente in un formidabile corpo extralarge di complicata plasticità. Due persone in una, meglio, due personaggi nella stessa persona, questo dice il vistoso confronto a distanza tra Carlo Pedersoli, classe 1929, napoletano salito a Roma nella prima adolescenza, l'atleta, il primatista in una disciplina sportiva in cui scoprirsi non è trasgressione ma regola scritta, il ventenne bello e famoso invidiato dagli uomini e inseguito dalle donne, e Bud Spencer, l'uomo di spettacolo, l'uomo di successo inventore d'un genere tra i più prolifici, fortunati e remunerativi della cinematografia italiana degli ultimi cinquant'anni. Eccoli, uno di fronte all'altro, a distanza, il primo risalente all'epoca delle glorie agonistiche nelle acque delle piscine, dei primati e dei titoli, il secondo blindato ed esposto nell'insolente generosità di un corpo che è contemporaneamente un insulto alle diete e un irresistibile messaggio di simpatia da trasmettere al prossimo. Dopo lunghi soggiorni all'estero a fianco del padre in Sud America, Brasile, Argentina, Uruguay, Carlo Pedersoli fu campione di nuoto nell'immediato dopoguerra, in epoche in cui, anche per assenza di infrastrutture adeguate, piscine intese come agonismo o semplice diletto erano realtà sociali aperte a rari privilegiati. Fu campione in senso assoluto, primo italiano capace di infrangere la soglia del minuto nei 100 metri stile libero, la più classica e percepibile delle distanze natatorie. Riuscì nell'impresa nella vasca corta di Salsomaggiore il 19 settembre 1950, fermando i cronometri a 59 secondi e 5 decimi, agganciando simbolicamente un passato che negli anni '30 aveva visto due italiani eccellere nelle acque europee, il bresciano Giacomo Signori e soprattutto Paolo Costoli. Fiorentino, Costoli, forte nuotatore e pallanuotista fino a tutto il 1938, allenatore di successo negli anni successivi prima di chiudere tragicamente la propria parabola umana nell'incidente che nel gennaio 1966, nell'aeroporto di Brema, tra 42 passeggeri del Convair della Lufthansa, compreso il telecronista Nico Sapio, falciò una meravigliosa generazione di nuotatori italiani, Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo Rora, Daniela Samuele. Dopo l'impresa di Salsomaggiore, ricco di titoli nazionali, impegnato alternativamente nelle fila della S.S. Lazio, ivi compreso un titolo tricolore di pallanuoto, e della Rari Nantes Napoli, a Pedersoli riuscì in altre due occasioni abbattere la soglia del minuto, fino a un definitivo 58.2 realizzato nel 1952, aprendo la strada ad un nuovo ciclo del nuoto nazionale che avrebbe trovato in Angelo Romani, primatista europeo sui 400, e successivamente nel ranista Roberto Lazzari, e in Paolo Pucci, primatista e campione continentale nel 1958 sui 100 in 56 secondi netti, i migliori esponenti. Dopo studi universitari e assaggi iniziali nell'ambiente del cinema - nel 1955, con Alberto Sordi, nella comme dia di costume «Un eroe dei nostri tempi» - maturati in irrilevanti pellicole, nel 1968, in combutta con Mario Girotti, mutato nel più esotico Terence Hill, Carlo Pedersoli esplose divenendo Bud Spencer in un repertorio di movimentate e innocenti bravate che insieme ad impegni nella produzione porterà nel 1971 l'antico primatista di nuoto ad un altro primato assoluto, 14.979.000 spettatori, con «...Continuavano a chiamarlo Trinità», il massimo degli incassi realizzato dalla cinematografia italiana. Biografie alla mano, risalendo ai percorsi tracciati dai due personaggi, emergono vistosamente agli occhi le coincidenze tra la traiettoria esistenziale di Carlo Pedersoli e quella vissuta dall'altra parte dell'Oceano da Johnny Weissmüller, il piccolo rumeno di Timisoara passato agli inizi del secolo con padre e madre negli Stati Uniti, l'umile ragazzo addetto agli ascensori del Plaza Hotel di Chicago vertiginosamente salito tra il 1921 e il 1930 ai vertici mondiali del nuoto con cinque affermazioni olimpiche tra Parigi e Amsterdam, 67 primati mondiali e 52 titoli nazionali, prima d'accettare da Hollywood e dalla Metro Goldwin-Mayer l'ingaggio iniziale di 500 dollari alla settimana interpretando Tarzan, l'uomo della jungla che affascinò a lungo, Italia compresa, intere generazioni di spettatori affamati di avventure. Con cinque matrimoni alle spalle, Johnny Weissmüller muore nel 1984 per edema polmonare, nella sua casa di Acapulco. A lui è dedicata una stella al 6541 della Walk of Fame dell'Hollywood Boulevard. A Pedersoli-Spencer, il David di Donatello alla carriera nel 2010, il titolo di Grand'Ufficiale della Repubblica e quello onorifico di allenatore di nuoto e pallanuoto.

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