Ali Adnan dal pallone alle bombe
Il terzino iracheno che piace alla Roma è a Baghdad per contrastare l'avanza dei jihadisti dell'Isis
La guerra di Ali. Poche settimane fa era dato come obiettivo di mercato di diversi club europei, Roma in testa. Ora è a Baghdad col fucile in braccio per difendere il suo Paese dall'avanzata dei jihadisti dell'Isis. A dare notizia della rivoluzione di Ali Adnan, talentuoso terzino iracheno del Rizespor, sono due agenzie turche rilanciate in Italia dal sito calcioturco.com . Il 20enne appare in due foto - giubbotto antiproiettile e sguardo tra il severo e lo stralunato - dove è in compagnia di militari sorridenti e sostenitori con tanto di bandierine. Il sito di Eurosport Turchia fa sapere di aver fatto le dovute verifiche: il calciatore è in Iraq per combattere. Ali non ha mai nascosto il suo attaccamento alla patria martoriata dai conflitti. A Baghdad è un idolo, modello della generazione cresciuta all'ombra della guerra: giovane, di successo, aperto al mondo ma attaccato alle origini. Un testimonial perfetto per spingere il Paese fuori dal baratro in cui sta precipitando, in uno scenario in cui il calcio gioca un ruolo mediatico fondamentale: i miliziani dell'Isis hanno usato proprio l'hashtag # worldcup per postare la foto di una testa mozzata: «Il nostro pallone è questo», hanno scritto. Pescato durante il Mondiale under20 dell'anno scorso in Turchia dal procuratore locale Marco Kirdemir, che lo ha accasato a Trebisonda, ufficialmente Adnan è seguito da Hattrick, agenzia accreditata Fifa con sede a Dubai e nel cui rooster figurano solo giocatori iracheni. L'azione propagandistica non è da escludere, i fili rossi tra gli Emirati e la fragile ricostruzione dell'Iraq non mancano, anche se in Turchia si parla pure di una possibile trovata pubblicitaria. Fatto sta, Ali ora è in guerra nonostante il contratto fino al 2020 e le danarose sirene del calcio che conta.
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