L'uomo della svolta
Stop di petto, accelerazione, doppia finta, pallone accarezzato, gol. In sette secondi, quelli che sabato hanno cambiato la storia di Roma-Udinese, Menez ha racchiuso tutto il suo fantastico potenziale. La Capitale si inchina, la Francia lo esalta e chiede al ct Blanc di richiamarlo in nazionale, il mondo si accorge di lui. In ritardo: Jeremy non è più il ragazzino dalla faccia triste sbarcato due anni fa in Italia. Adesso è un uomo. L'uomo della svolta, un punto fermo per la Roma, almeno quanto Totti, più di Vucinic e Borriello. Il turnover di Ranieri per gestire i delicati equilibri del parco attaccanti non lo riguarda più. Da quando la squadra ha finalmente trovato una fisionomia riconoscibile con il rombo a centrocampo, Menez è sempre partito titolare. Anche quando non stava bene. Con un uomo così veloce e tecnico a «galleggiare» tra le linee, la Roma ha ritrovato imprevedibilità negli ultimi metri. I risultati iniziano a dare ragione a Ranieri: cinque vittorie e due pareggi nelle ultime sette sfide di campionato, il quinto posto in classifica con le squadre davanti, Milan a parte, a portata di sorpasso. Tra i segreti della rinascita c'è senza dubbio l'ascesa di Menez. La fiducia in lui, però, non è ancora illimitata: il parigino resta l'uomo più sostituito del nostro campionato. Un talento part-time. I numeri a tal riguardo sono impressionanti: quest'anno ha giocato 15 partite con la Roma tra campionato e coppe e Ranieri l'ha richiamato in panchina prima della fine ben 12 volte. Anche sabato, quando i pochi intimi presenti all'Olimpico volevano scendere in campo e abbracciarlo uno per uno. Pazienza. Prima o poi riuscirà a giocare le partite per intero. Intanto Menez sta sfruttando al massimo i minuti che gli sono concessi. Anche in allenamento, osservando quelli più grandi di lui. «Ho segnato un gol alla Zidane, ma la mia fortuna è che posso imparare ogni giorno qualcosa da Totti» ha detto Jeremy sabato sera prima di darsi alla danze in un locale dell'Eur. Fino a quando continuerà a ballare anche in campo, Ranieri può chiudere un occhio. Piano con i paragoni, però. Menez non è Zidane, assomiglia più a Kakà come fece notare Spalletti ma la strada per diventare un campione di quel calibro è lunghissima. Uno con le sue capacità può e deve trovare continuità. Di prestazioni e gol. Troppo pochi i dieci realizzati in due anni e mezzo con la maglia giallorossa, appena due in questa stagione. La Roma lo ha pagato una cifra di tutto rispetto, 10.5 milioni di euro più bonus, e ha fissato una clausola rescissoria molto alta: la prossima estate salirà a 26 milioni. Nel frattempo sarebbe il caso di iniziare a discutere il nuovo contratto, visto che quello attuale scade nell'estate 2012. Sarà uno dei primi pensieri del nuovo proprietario. Menez non ha più nostalgia della Francia e invita spesso i suoi amici parigini a Roma, dove ha trovato la sua dimensione. La paura per il furto subìto a casa mercoledì notte è già passata, Jeremy è pronto a dire «oui» al club giallorosso per un matrimonio ancora più lungo. Il Manchester United, il suo grande sogno, può ancora attendere.
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